Lavorare in estate a tre chilometri dal Mar Mediterraneo, avere una dimora a trecento metri dalla spiaggia non sempre è una fortuna, a volte può essere una vera tortura, soprattutto quando il tuo lavoro ti impegna, corpo e mente per l’intera giornata e per quasi tutti i fine settimana.
Ma se riesci a trovare la domenica giusta, lasci la tecnologia sulla terraferma, si fa per dire perché la Sicilia è comunque un'isola, e con gli amici giusti, quelli con i quali puoi condividere lo spazio ristretto di una barca, sei libero di solcare quel braccio di mare che ti divide da uno degli arcipelaghi più belli al mondo.
Lasci alle tue spalle Portorosa, seduto a prua di quella barca che rappresenta la tua libertà, con il tuo fedele lettore mp3 alle orecchie che fa da colonna sonora, unica eccezione al divieto di tecnologia che ti concedi, e all'improvviso lasci spazio alla fantasia, vedi l'ombra del tuo corpo su quello specchio di acqua profonda con i raggi del sole che penetrano le onde che scorrono sotto di te, fanno da cornice al tuo essere, alla tua volontà di dire chi sei, cosa vuoi veramente.
Poi la musica di Hans Zimmer, quello dei Pirati dei Caraibi, collega ogni oggetto, ogni sagoma a qualcosa di fantastico, in fondo un veliero, gli Inglesi del Re, alla larga.
Guarda… un relitto, una cassetta di legno che galleggia, chissà a quale nave apparteneva.
Avvisti un mercantile, abbordiamolo, no, oggi no, oggi ci divertiamo, ci manca il rum a bordo, è vero, ma il mare è così inebriante di suo, non è necessario.
Raggiungi l'isola di Vulcano, il borgo di Gelso, Francesco e la signora Pina ci aspettano per pranzo, ma prima è meglio fare un giro sotto chiglia dopo avere ormeggiato la "perla" alla fonda, un'esplosione di freschezza ti pervade quando penetri quel mare cristallino, lì sotto una prateria di poseidonie e un acquario di pesci a guardarti, a chiedersi chi è quell'essere con le pinne e la maschera a nuotare con loro.
Dopo il pranzo con i pescatori, complici di questi bucanieri arrivati da Sud, si levano gli ormeggi, l'acqua si fa grossa, maelstrom!!! Attenti, occhio al timone, barra al fondo, tutti ai propri posti, e passa il pericolo.
E poi prua a Nord Est, rotta su Panarea, lì la Carmela provvede a dissetarci con una splendida granita alla pesca e malvasia delle Lipari, "drink up me hearties", non è rum, ma è buona.
Gettiamo l'ancora a Cala Junco, poche barche, poche persone in quell'acqua color smeraldo, all'interno di un'insenatura naturale fatta di scogli che sembrano rovine di un'antica cattedrale sommersa, e pesci lunghi un braccio a nuotarti vicino, e la sensazione di appartenerci a quel mondo.
È giunta l'ora di tornare, nostromo imposta la rotta, superata l'isola meridionale vira a 165 gradi, si torna allo Shipwreck Cove, ma prima passiamo da Lipari-Port Royal, dove la sinistra fortezza del vicere, accanto alla cattedrale di St. Barth, ci ricorda che siamo ospiti in questo mare, e che siamo sempre sotto le sue leggi.
Lungo il ritorno l'avventura non finisce, il marinaio aveva legato male i cuscini, che volano in mare, parte l'operazione di recupero, che fai ti butti in acqua o non ti butti, e se il kraken ti prende? Meglio non buttarsi, raccogliamoli come possiamo anche se qualche idiota ha nascosto il "mezzomarinaio".
Alla fine arriviamo al molo di partenza, Tindaro ci aspetta, recupera la barca per noleggiarla il giorno dopo a qualcun altro, partono i titoli di coda, l'estate 2012 è andata, l'unico giorno di estate per un agente di viaggi siciliano è trascorso, nel migliore dei modi, da domani di nuovo lavoro, c'è altra gente da mandare in vacanza.