09/05/2012
10:42

Tassa di soggiorno,
estate a rischio caos

La stagione turistica alle porte riporta in alto l'attenzione sulla tassa di soggiorno, il discusso balzello che dal 2011 si sta diffondendo a macchia di leopardo nei comuni italiani.

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Bocciato e contrastato da tutte le categorie del turismo, il ticket è nato con la legge sul federalismo fiscale, che ha dato ai comuni la facoltà di applicare un'imposta che va dai 50 centesimi ai 5 euro a notte per chi alloggia fuori dalla propria città di residenza. La tassa viene pagata all’interno di tutte le strutture ricettive e gli introiti vanno nelle casse dei rispettivi Comuni.

Il caso Cattolica
La contestazione degli operatori deriva principalmente dal fatto che tocca a loro svolgere il ruolo di sostituto di imposta, anche a danno della propria immagine. Così succede come in questi giorni a Cattolica, in Emilia Romagna, dove tutte le categorie del settore turistico hanno deciso di autotassarsi pur di evitare di applicare il ticket sui loro clienti.

In totale, come racconta una videoinchiesta del Corriere.it, sono stati raccolti 450mila euro, consegnati al Comune attraverso un accordo sottoscritto da imprenditori e ente pubblico. "Il ricavato sarà investito nella promozione di eventi culturali, nella manutenzione dell’arredo urbano e nel recupero dei beni ambientali", spiega il sindaco della cittadina romagnola Piero Cecchini.

A macchia di leopardo
Il caso Cattolica è un indicazione chiara della mancanza di sistema nell'applicazione della tassa. Ogni comune, infatti, può decidere autonomamente se imporre o no il balzello, con il risultato di creare una maggiore concorrenza tra chi è costretto dal proprio comune ad applicarla e chi no. Roma, Firenze e Venezia sono state le prime città ad introdurre l’imposta.

Con l’arrivo dell’estate molte località a vocazione turistica, come Senigallia, Capri, Otranto, hanno deciso di applicarla; altre, invece, come le città lungo la riviera romagnola, hanno fatto in modo che almeno per quest’anno non venisse imposta. Alcuni tour operator hanno già concordato o venduto i soggiorni a prezzi che ora con la nuova tassa cambieranno. Insomma, ancora una volta si ripropone il caos all'italiana, un dato che tutto il mondo ci rimprovera.

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