Qualche mese fa da questo blog avevo puntato il dito contro alcune delle criticità dell'attuale tour operating.
Dalla cattiva programmazione delle catene charter all'assenza di valore aggiunto del pacchetto turistico, prevedevo che sempre più persone avrebbero potuto optare per il fai da te, approfittando delle nuove rotte low-cost verso le località balneari.
Nella sede di Volotea il mio pensiero era in realtà già passato dallo stato embrionale alla fase di avanzata programmazione: anche loro avevano capito che, facendo base al Marco Polo di Venezia (dove i charter sono pochi e hanno spesso orari inguardabili), avrebbero trovato terreno fertile per lanciare rotte innovative con un'ottima possibilità di successo.
Il risultato nelle agenzie del veneziano è parso evidente: tracollo di richieste verso le destinazioni raggiunte dal nuovo vettore che ha sbaragliato la (flebile) concorrenza dei t.o., rendendo improvvisamente il Marco Polo aeroporto appetibilissimo.
Ho preso spunto da Volotea, ma potrei fare lo stesso ragionamento con le rotte di Air One ed easyJet, che quest'estate trasporteranno migliaia di veneziani verso isole italiane, spagnole e greche, togliendo ulteriori passeggeri a compagnie charter e di conseguenza a tour operator e agenzie di viaggi. E per fortuna gli uffici commerciali delle compagnie aeree non pullulano di pionieri in grado di apportare il paio di innovazioni che sbaraglierebbero definitivamente il mercato, anche se temo che sia solo questione di tempo.
Il volo di linea sta martirizzando il charter grazie alla maggiore coerenza degli orari e alla flessibilità sulla durata del soggiorno: la gente non ne può più di acquistare una vacanza vincolata a 8 giorni e goderne nella maggior parte dei casi 6 per grazia ricevuta.
A questo punto quale sarà la reazione dei t.o.? Nell'immediato, a suffragare quanto appena scritto, siamo al cospetto di un grande impasto di modifiche e cancellazioni di intere catene charter, ma nel breve termine è evidente che si sia giunti a un punto di svolta. Se si vuole realmente mantenere determinati volumi non è possibile ignorare i nuovi competitor che diventeranno sempre più agguerriti; se non saranno possibili alleanze occorrerà battersi a denti stretti. Mi rendo conto che non si possa sacrificare ulteriore redditività, ma proprio per questo è giunto il momento di far valere la propria forza contrattuale verso compagnie charter e strutture alberghiere: non deve accadere che un cliente che prenoti autonomamente la medesima combinazione volo+hotel possa spuntare un prezzo più basso di quello del t.o.: piuttosto è imperativo abbandonare questi partner riducendo la programmazione a favore di quelli in grado di garantire affidabilità e competitività.
Con questo non voglio dire che sia necessario concentrarsi esclusivamente sulla battaglia del prezzo, ma urge una forte diversificazione delle strategie tra il prodotto villaggista (o comunque in esclusiva) e quello generalista: chi volesse continuare a mentenere quest'ultimo tipo di programmazione non può proseguire sull'attuale linea commerciale, che non ha nessuna logica nell'attuale contesto di contrazione dell'economia, a cui per giunta è venuto meno il monopolio charter di rotte in precedenza strategiche e remunerative.
La concatenazione di questi eventi porta a mio parere a una scelta tra due soluzioni: cessazione della programmazione generalista con un taglio verticale di passeggeri trasportati (in questo caso serviranno da subito la metà dei tour operator e un terzo delle agenzie di viaggi); in alternativa urge una nuova strategia di vendita che dia una nuova linfa a un prodotto che così commercializzato non ha più senso d'esistere.
È una scelta obbligata e urgente: il cliente low-cost non è fedele a nessuno, ma una buona fetta di clienti medio e altospendenti sta spostandosi verso il fai da te sia per convenienza che per praticità.
Su questi si gioca la partita tra sopravvivere o perire.