Il commento del direttore
Remo Vangelista
Invasioni a cui nessuno ha opposto resistenza nonostante capitassero nella settimana del 25 aprile. Questo perché le Invasioni Digitali avevano lo scopo di promuovere la cultura italiana attraverso l'utilizzo del web e sono state accolte con largo favore dagli stessi invasi. Cose che non capitavano dai tempi dello sbarco degli americani. E oggi come allora si è partiti dalla Sicilia per poi raggiungere tutta la penisola.
I numeri, per un'iniziativa alla prima edizione, sono di tutto rispetto. Dal 20 al 28 aprile sono state organizzate in tutta Italia 225 invasioni spontanee (91 centri storici, 86 musei, 21 siti archeologici, 27 parchi). Hanno avuto 9434 partecipanti (una media di 42 ad evento), con 10.798 opere fotografate e condivise online, 22.900 tweet da parte di 3200 utenti, 7345 foto postate su Instagram e 5595 su Pinterest. Hanno avuto successo soprattutto al sud: Campania, Sicilia e Puglia sono la prima, terza e quarta regione per numero di eventi organizzati, mentre al secondo posto c'è la Toscana.
E il tutto a budget zero: non un euro è stato speso per organizzare gli eventi, proprio per dimostrare come i social media, anche con risorse scarse, possano fare molto per la promozione, diffusione e fruizione del patrimonio culturale italiano.
Proprio perché l'idea si è rivelata vincente non vorrei però che passasse il messaggio sbagliato, tipo il luogo comune che usare i social media per promuoversi sia gratis. Non lo è: richiede tempo e persone che conoscano il linguaggio dei media utilizzati, ma quando si hanno le risorse giuste può restituire moltissima visibilità. #InvasioniDigitali sta avendo successo perchè ha coinvolto blogger e internauti esperti. Esperti nell'utilizzo del web, ma soprattutto di arte, cultura e turismo, argomenti di cui scrivono e per i quali hanno un pubblico di riferimento che li segue. Per questo sono riusciti ad amplificare il messaggio e a coinvolgere a loro volta così tante altre persone. E vanno ringraziati per aver dimostrato che il web ha molto poco di virtuale, che i tweet si trasformano in gite, visite e foto che innestano un circolo virtuoso e consentono di far conoscere destinazioni meno note ma non meno suggestive. Grazie quindi a Fabrizio Todisco, deus ex macchina dell'iniziativa, e a tutti coloro che hanno usato almeno una volta l'hashtag #invasionidigitali o hanno sottoscritto il manifesto.
L'effetto di questa marea di condivisioni è stato devastante, potete vederlo su www.invasionidigitali.it dove il flusso in tempo reale dai social network è costante (il sito, nato ad inizio aprile, è stato visitato 45mila volte in un mese), o sulla pagina Facebook che ha oltre 6000 fan e ha raggiunto due milioni di visualizzazioni. E ancora gli account Twitter, Instagram, Pinterest, Youtube e Google Plus dimostrano che l'Italia è ricca di cultura, che interessa a tante persone e che può essere un asse di sviluppo non solo del turismo internazionale ma soprattutto del turismo interno.
Domenico Palladino
Twitter: @_Zadig