- 20/01/2026 08:35
Albergatori e politicaLe richieste al Governodei player di settore
Gli investimenti in strutture alberghiere nel nostro Paese aumentano. Se nel 2024 erano stati spesi circa 2,1 miliardi di euro, il 2025 si è chiuso con mezzo miliardo in più di capitale investito. Quasi pari la quota di soldi italiani o di provenienza straniera, mentre la tendenza vede sempre meno investimenti nei grandi centri, a favore della “provincia”.
“Lo scorso anno un terzo dei cantieri era fuori dalle città turistiche e il 33% riguarda resort e non alberghi”, ha dichiarato Giorgio Palmucci, Hospitality Development Advisor, nel corso del convegno Visione Turismo a Palazzo Madama. Regole più semplici per permettere l’esecuzione dei lavori sono una delle componenti fondamentali per attrarre capitale dall’estero. “Oggi le stelle contano poco, sono i servizi la parte più importante. I clienti non guardano tanto le camere e gli arredi, bensì quanto la struttura sia parte della location in cui è inserita”, ha aggiunto Palmucci. Nelle nuove strutture, inoltre, si fa sempre più attenzione alle esigenze della generazione Z e Alfa. “Sono quelle più giovani, capaci di influenzare le scelte dei genitori e soprattutto sono una fidelizzazione verso il futuro”.
Quello che manca, invece, è una linea politica che accompagni il comparto.
“Per decenni questo paese è andato avanti in maniera casuale nel turismo, con la politica completamente assente. Ora finalmente comincia ad entrare in questi ambiti, ma la prima cosa che dobbiamo decidere è se siamo un Paese turistico, oppure no”, aggiunge il vicepresidente vicario di Federalberghi, Giuseppe Roscioli.
“Quando parliamo di turismo dobbiamo capire che il problema è legislativo, di governance, non di settore”, ha aggiunto. Secondo il numero due degli albergatori italiani, infatti, il nodo resta la spezzettatura delle competenze, con regioni e comuni che spesso si muovono in maniera slegata dal governo. “È difficile competere se ci sono delle storture nel sistema. Dobbiamo fare network, non muoverci alla rinfusa”, ha precisato.
Due i punti messi sotto la lente di ingrandimento: la gestione dei flussi, che la divisione delle competenze non permette di inquadrare unitariamente come Paese, e le regole imposte al mercato. “Norme, tasse, formazione del personale. In Italia l’ospitalità che segue le regole è solo la metà del cielo”.