• 02/10/2026 08:00

Brand e hospitalityIn Italia la partitaè in pieno sviluppo

Solo il 22% delle camere d’hotel italiane è affiliato a un brand, contro il 62% del Regno Unito, il 55% della Francia, il 48% della Germania e il 46% della Spagna. Un dato che indica un ampio margine di sviluppo per la brandizzazione dell’hospitality italiana, mentre cresce l’interesse degli investitori: nel 2026 gli investimenti alberghieri in Italia sono attesi oltre i 2,3 miliardi di euro.

È uno dei dati emersi all’NH Collection Milano CityLife, dove Minor Hotels e Cbre hanno organizzato l’evento “Are Hotel Brands the new tool to maximize investors’ returns?”. Al centro dei due panel il valore dell’affiliazione per l’asset: non solo elemento di posizionamento, ma una leva capace di incidere su pricing, resilienza della domanda, distribuzione e liquidità dell’hotel in fase di dismissione.

A emergere è soprattutto il ruolo dei soft brand, particolarmente adatti al mercato italiano perché permettono di conservare identità, nome e design della struttura, beneficiando allo stesso tempo della distribuzione, dei programmi loyalty, della tecnologia e degli standard di servizio di un grande gruppo. Il modello permette così di combinare l’unicità dell’hotel con la scala e la solidità operativa di un grande operatore.

“Il nostro portafoglio di 12 marchi, tra hard e soft brand, ci permette di applicare un approccio ‘asset-right’, cucendo su misura il brand e il modello operativo più adatti”, ha dichiarato Gonzalo Aguilar, ceo di Minor Hotels Europe & Americas.

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