• 18/07/2023 17:04

No all’omologazione,sì alla cultura del territorio: il lusso per NCB Architettura

Accantoniamo per un momento la grandiosità degli spazi, l’opulenza degli arredi, il servizio minuzioso, le attenzioni quasi leziose del personale. Sono le caratteristiche di un modo ormai superato di intendere il lusso, quando a questo vocabolo si associava quasi un senso di rivalsa sociale, di affermazione del proprio benessere economico di big spender. Non contava tanto il luogo, quanto la magnificenza dell’ospitalità.

Oggi, invece, proprio perché l’esperienza dell'eccellenza sta diventando appannaggio di un sempre maggior numero di viaggiatori, il lusso ha cambiato aspetto, dando priorità alla dimensione valoriale e di legame con il territorio. Una dimensione in cui lo studio di architettura riveste un ruolo fondamentale.

“La gente - ci spiega l’architetto Riccardo Emanuele (a destra nella foto), partner con l’architetto Samuel Balasso di NCB Architettura Studio Associati - oggi si muove per conoscere altri luoghi e altre storie e anche il progetto di restyling focalizzato sulla struttura ricettiva si deve costruire intorno a questa attesa, privilegiando la verità e l’autenticità del contesto, che rimane il fulcro di ogni reale esperienza di qualità vissuta”.

Il team di progetto ha dunque la responsabilità di scrivere un plot narrativo “che possa introdurre gli ospiti in una maggiore comprensione e consapevolezza dei valori del territorio che li circonda. Parliamo ovviamente di valori storici e culturali, materiali e immateriali”.

Riconvertire l’edificio senza snaturarne l’identità
Nel caso del recupero o della valorizzazione a fini turistico-ricettivi di edifici o contesti storici, la sfida per l’architetto è quella di riprogrammare le funzioni dell’edificio e dei luoghi senza snaturarne l’identità. “Il nostro ruolo - spiega Emanuele - è quello di mediatori: salvaguardare la materia e le trame che ci ha consegnato la storia per sovrapporre un nuovo linguaggio che possa guidare il nostro ospite a comprendere l’eccezionalità del sito, per condurlo alla meraviglia”.

Ed ecco che qui torniamo al nostro discorso iniziale: per venire incontro alle nuove esigenze dei viaggiatori bisogna avere il coraggio di rifuggere dalla omologazione delle formule, di spazi e ambienti pieni di dettagli belli e ricercati che, però, non consentono all’ospite di assorbire l’essenza dei luoghi. “Il dettaglio, è vero, è fondamentale – ammette l’architetto -, ma focalizzarsi solo sulla questione stilistica è un paradosso, perché il vero lusso è dato dal dialogo e dall’intreccio con il contesto”.

I progetti dello studio
Un esempio significativo di questa filosofia è il progetto preliminare, a firma dello studio, di recupero del complesso di San Gimignano, patrimonio dell’Unesco. “In quel caso – racconta l’architetto - il tema delicato era formulare un programma a vocazione turistico-ricettiva all’interno del chiostro dell’antico complesso di San Domenico, che per gli abitanti era ancora l’ex-carcere. Allora siamo partiti dall’assumere la connotazione negativa del perimetro murato del giro di ronda, per ribaltarla positivamente ed immaginarla come valore; bastava guardare dall’altra parte per rendersi conto che quel percorso ci consegnava uno dei più bei panorami sulle colline toscane della val d’Elsa e dei borghi limitrofi”.

Nel recupero dell’ex Dogana di Molfetta, invece, NCB Architettura ha voluto enfatizzare il ruolo del fabbricato quale interfaccia tra la marina ed il borgo storico” lavorando alla realizzazione di atmosfere intrise di mare, di luce e di ombre, che penetrano nell’edificio ridisegnando nel corso delle stagioni la percezione degli spazi. Abbiamo guardato fuori per portare dentro".
Con la stessa visione lo studio ha seguito i progetti del Relais Histò a Taranto, il Marè Resort a Trani, Le Fabriche a Maruggio.

Al momento lo studio è impegnato nell’ultimo atto di un importante progetto di recupero di un ampio complesso storico nei Sassi di Matera, all’interno dell’antico rione Vetera. “In questo caso – ci spiega l’architetto - abbiamo immaginato un luogo aperto, un vero e proprio hub a disposizione della comunità, con servizi di ristorazione di livello, spazi per meeting e lavoro e una una spa inserita come un battistero all’interno di un antico frantoio di 400 anni. La volontà è stata inoltre quella di recuperare gli spazi esterni, il vicinato e le aree terrazzate tra i diversi livelli, per creare vita soprattutto all’esterno dei Sassi”.

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