• 04/09/2012 08:05

Guadagnare con i travel blog: 10 business model dagli Usa

Negli Stati Uniti sono in molti ad aver fatto del proprio blog di viaggi una professione: passandoli in rassegna la caratteristica più evidente è che non esiste un modello di business univoco ma, piuttosto, un mix di fonti di guadagno, dalle più classiche alle più innovative. Vediamo quelle principali:

1) Visual and text advertising: i banner e i link sponsorizzati non hanno bisogno di particolari presentazioni. Possono essere venduti per tempo di esposizione, per click ricevuti o per azioni effettuate. Senza intermediari o tramite un affiliation network (come Adsense, Zanox o Doubleclick). Possono essere statici, animati o rich media. Foxnomad, ad esempio, ne ha un discreto assortimento.

2) Email marketing: se hai un blog di viaggio avrai anche una newsletter per informare i lettori più affezionati delle ultime novità. La newsletter può naturalmente contenere banner pubblicitari mentre si possono inviare dem a chi ha autorizzato espressamente l'invio di pubblicità da parte di terzi. Un esempio è Ytravelblog che offre anche la possibilità di sponsorizzare il proprio servizio podcast. Solotravelerblog tiene a precisare che i suoi visitatori hanno sottoscritto il servizio con double opt-in.

3) Advertorial: quello che in Italia chiamiamo pubbliredazionale, o post a pagamento, è abbastanza diffuso negli Usa e fatto in maniera molto più trasparente. In GoBackPacking, ad esempio, un articolo promozionale costa 500 dollari per max 600 parole ad articolo e una settimana di permanenza in home page in un widget dedicato. BeersandBeans, invece, vende principalmente la visibilità che può dare ai propri post sui social media dove è molto attivo.

4) Blog trips: si può essere pagati per viaggi stampa o dedicati al mondo dei blogger in cambio di una recensione sull'esperienza trascorsa. Su Landlopers questa pratica è molto trasparente con elenco dei viaggi effettuati nel media kit del sito.
Anche Adventurous Kate punta molto sui press trip e, in aggiunta, si propone per interviste a pagamente su tv e altri media.

5) E-commerce: Nomadic Matt vende i propri libri. FoxNomad vende gli ebook sui viaggi che recensisce. L'e-commerce si può anche fare in affiliation, pubblicando il link a prodotti venduti su un altro sito web e guadagnando una commissione su quelli venduti partendo dal proprio sito. Come DeliciousBaby, blog dedicato ai viaggi con bambini, in cui è presente una directory di prodotti dedicati alle famiglie con figli con link di acquisto ad Amazon. Altri propongono deal di viaggio su cui guadagnano una commissione.

6) Guide all'acquisto: in GoBackpacking potete leggere ad esempio di questa guida alle migliori fotocamere per viaggiare. Alla fine di ogni prodotto recensito c'è un link ad Amazon: se l'acquisto va a buon fine il blogger ricava una commissione del 10%. Questo può essere visto anche come un caso specifico di affiliation e-commerce, ma l'accordo si può anche avere direttamente con le case produttrici, senza intermediari.

7) Consulenza aziendale / Formazione: opzione abbastanza diffusa nel momento in cui si è riconosciuti esperti in un determinato campo. C'è chi offre consulenza sui social media forte di un'ampia base di fan e follower. Chi si professa esperto di search engine optimization. Chi fa consulenza editoriale a giornali di viaggio. Chi fa consulenza in marketing o tiene corsi sulla promozione delle destinazioni online. Non ne cito perché è difficile fare un'endorsment sulla base di una pagina web, certo escluderei chi si propone come esperto di social media senza essere particolarmente presente. O un esperto Seo che non viene fuori al primo posto se lo cerchi su Google.

8) Giornalismo / Public Speaking: un travel blogger può scrivere per testate specializzate, vendere servizi fotografici o farsi pagare per interventi in pubblico. Come, ad esempio, Sherry di Ottsworld.

9) Organizzazione di eventi rivolti alla propria community: Ytravelblog organizza contest fotografici e ci sono aziende che li sponsorizzano. Ottsworld che citavamo prima ha creato la community MeetPlanGo (composta da persone che si prendono un anno sabbatico) e che si riunisce periodicamente in diverse città.

10) Consulente di viaggio / Ota: può un blog diventare un intermediario e vendere viaggi senza perdere autorevolezza e indipendenza? Premesso che alcuni già vendono pacchetti altrui tramite tool di e-commerce, penso che per nicchie specifiche, in cui il proprio parere è rilevante, la risposta sia sì. Ad esempio Solotravelerblog offre deal per viaggiatori in solitaria e così molti altri che offrono la loro consulenza e mettono la faccia su dei pacchetti turistici. Il passo dalla consulenza e dall'ecommerce all'Ota non è così lungo e prima o poi qualcuno lo farà, magari per mercati o destinazioni specifiche (non bisogna pensare alle Ota come a grandi portali che vendono viaggi in tutto il mondo, una Ota può anche essere molto specializzata a livello locale). Sullo stesso argomento segnalo anche il post "Can a blog become an Ota?" che ha ispirato questo pezzo.

Domenico Palladino
palladino@ttgitalia.com
@_Zadig

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