• 04/03/2026 14:37

Per uno storytelling equo e gentile

Sarà che questa Storia è ancora tremendamente vicina nel tempo e nello spazio, sarà che il desiderio di raccontarla deriva unicamente da una genuina volontà di accudirla e conservarla e sarà che l’età complessiva di ogni gruppo di storyteller non arriva complessivamente al mezzo secolo, ma credo che l’esempio raccontato di seguito possa ispirare per gli anni a venire uno sviluppo turistico più equo e gentile.
Il luogo è Giaveno, nelle Alpi piemontesi. Il racconto è quello della Resistenza opposta dalla popolazione locale alla feroce repressione nazifascista esplosa nel ’43, un pezzo di passato purtroppo comune a molta Italia. Non è infatti questo a rendere speciale l’iniziativa ma, come dicevo, la giovane età dei progettisti. “Abbiamo creato una proposta turistica che ci piacerebbe lasciare in dono al nostro Comune e che vorremmo vedeste”, mi ha detto l’insegnante, non ancora trentenne, che ha guidato il team di studenti delle terze classi della secondaria di primo grado dell’Istituto Internazionale Maria Ausiliatrice. Un team – Vittorio, Nicolas, Leonardo, Lorenzo, Alessandro, Gaia, Francesca e Beatrice - che sono andata a conoscere direttamente, scoprendo un’inaspettata competenza in merito alla scelta dei font per i testi, delle foto – sia quelle d’archivio che quelle scattate direttamente per la comparazione delle piante urbane – per arrivare alle musiche di sottofondo fino alle traduzioni in francese e inglese, “così – mi ha detto Lorenzo – tutto il mondo può scoprire cos’è stata qui la Resistenza”. Al suo gruppo e al suo spiccato desiderio di condividere il racconto col maggior numero possibile di umani si deve peraltro anche una geniale versione del percorso in lingua siciliana realizzata con la complicità dei nonni. “L’indicazione era: massima libertà creativa”, sottolinea infatti l’insegnante.

Ciò premesso e ovviamente ben consapevole del fatto che molte scuole italiane lavorino nel quotidiano a progetti simili, preciso che la citazione dell’iniziativa non deriva in effetti dalla sua unicità bensì dalla crescente necessità, per qualunque meta, di coinvolgere nella progettazione turistica la cittadinanza, sin dall’età più giovane. La sociologia avvisa che questo aiuterebbe a limitare il rischio di frattura fra popolazione residente e visitatori – già riscontrabile in varie destinazioni appesantite dai flussi - e contribuirebbe a promuovere le peculiarità dei luoghi secondo le sensibilità di chi li abita, riducendo il serpeggiante pericolo di omogeneizzazione.
Di questo si parla anche nel recente libro “Sentieri Partigiani” di Paolo Malaguti, edito per Einaudi; una raccolta di visite ed escursioni ai monumenti della Resistenza che secondo l’autore andrebbero raccontati con più accurata dedizione, per non “affidare a un possibile visitatore della domenica il compito di una decodifica lenta e complessa”. La considerazione vale ovviamente per qualunque periodo storico e per il connesso lascito alle comunità, chiamate a tutelarne e trasmetterne il valore. Nell’interesse di tutti: abitanti e visitatori. In pari misura. E soprattutto su lunga prospettiva.

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