• 21/10/2026 17:15

I 9 peccati capitali di chi modera seminari, convegni e tavole rotonde (anche al TTG di Rimini)

Molti lettori di questa rubrica saranno stati al recente TTG di Rimini, ancora più affollato del solito. Nei corridoi avranno incontrato i soliti, immarcescibili “tipi da fiera” , ma quest’anno voglio dedicarmi a un altro tema: i moderatori di eventi. Con un programma di 200 tra seminari, convegni e tavole rotonde, disseminate in nove arene, era inevitabile che sul palco della Fiera si avvicendassero non solo centinaia di speaker, ma anche decine di moderatori (in senso lato, uomini e donne). Siccome ho assistito a scene indimenticabili, ecco i 9 peccati capitali di chi sul palco ci va per condurre un evento che vede altri (più qualificati) protagonisti.

1. Quelli che non si presentano - Se non sei Jerry Scotti o Amadeus, difficile che in platea sappiano non solo come ti chiami, ma anche a che titolo ti han dato il microfono. Dopo l’obbligatorio “Buongiorno, benvenuti” (almeno quello) pronunciare nome e cognome e accennare al proprio ruolo professionale aiuta a capire che non stai vendendo pentole e che quel palco te lo sei meritato.

2. Quelli che sbagliano i nomi dei relatori - Succede, per colpa dell’adrenalina, perché stai litigando col microfono, perché tenti di leggere gli appunti ma hai dimenticato (volutamente?) di mettere gli occhiali da presbite. Quindi capita che il Ministro del Turismo venga presentato come Gianfranco Mazzi (si chiama Gianmarco) o che il giornalista Domenico Palladino sia nominato CEO di Bluvacanze (quello giusto si chiama Domenico pure lui, ma Pellegrino). Nulla di grave, si risolve tutto con una battuta. Però un po’ d’attenzione in più, giusto perché sul palco non c’è mai una decina di persone, farebbe partire l’evento nel modo corretto (e più rispettoso degli ospiti).

3. Quelli che ignorano la materia e non si preparano neanche - A Rimini accade raramente, perché il TTG è una fiera “verticale” sul turismo, quindi i moderatori arrivano mediamente preparati. Però abbiamo tutti esperienza di presentatori caduti letteralmente dal pero. Ricordo un paio di episodi, in passato: un moderatore che, all’affermazione di un ospite che “I GDS sono superati, lo sanno tutti!”, cercava disperatamente negli appunti cosa diavolo significasse quell’acronimo (le iniziali di una nazione?” la sigla di un aeroporto?!); oppure quell’altro che, a proposito di glamping, se ne uscì con la battuta: “Certo, anche a me piace fare passeggiate in montagna!”

4. Quelli che girano le spalle al pubblico - Chi modera al TTG non ha - giustamente - esperienza di TV, quindi non sa che bisogna sempre “guardare in camera”. E poi qualsiasi platea (tante facce sconosciute, qualcuna magari pure antipatica) intimidisce sempre un po’. Quindi il moderatore timido ignora volutamente il pubblico e si mette di tre/quarti, si rivolge solo ai relatori e nelle foto viene sempre di spalle (poi ci rimane male che nelle immagini dell’evento lo taglino via).

5. Quelli che non dicono agli speaker di guardare la platea - Idem come sopra, la “fobia da pubblico” colpisce anche i relatori, è umano. Però il bravo presentatore dovrebbe avvisarli prima, tipo: “Quando rispondi alla mia domanda, non guardare me, ma chi sta in platea, sono loro che ti devono ascoltare”. Potrebbe accennare a “punti di ancoraggio” o “randomizzazione”, ma scadrebbe nel tecnico. Ricordo una sessione nella quale il moderatore poneva la domanda, la speaker rispondeva guardando solo lui (pure girandosi di profilo, per guardarlo meglio), l’altro replicava e andavano avanti così per minuti e minuti. Io ero in prima fila, completamente ignorato come tutti gli altri, volevo alzarmi e dire al bar di portare un paio di Spritz sul palco, visto che quelli là sopra si stavano facendo un aperitivo.

6. Quelli che leggono le domande, seguendo rigorosamente la scaletta - Agli speaker, soprattutto se rappresentanti di grandi aziende (peggio se quotate), piace conoscere le domande in anticipo. Così fanno rispondere all’ufficio stampa, si portano dietro il testo e sul palco si limitano a leggere la risposta, o quasi. Ma se a leggere le domande è pure il moderatore, allora è proprio una messa cantata. Il peggio è quando tutti leggono domande e risposte precotte, quindi - quando un ospite dice una cosa originale o semplicemente buffa - il moderatore lo ignora e segue la sua scaletta: “Quali obiettivi si è posta la sua azienda per l’anno a venire? Ce li illustri con dovizia di particolari”. Al che la platea, ovviamente, si mette a scrollare su Instagram.

7. Quelli che monopolizzano il microfono e fanno i relatori dei relatori - La tentazione è grande, credersi la star dell'evento, perché sotto sotto il moderatore si chiede: “Ma non dovrebbero essere loro a fare domande a me, e non viceversa?!” Così, invece di fare il suo mestiere, ovvero porre quesiti chiari e far brillare gli ospiti, introduce ogni intervento con un pippone di dieci minuti in cui illustra la sua visione del turismo, anticipa le risposte degli speaker e poi chiosa ogni intervento con “Concordo totalmente, infatti io penso che...”. Risultato: relatori infastiditi e pubblico annoiato, ma moderatore che torna a casa con l’ego soddisfatto.

8. Quelli che non interrompono il relatore che sfora senza ritegno - Il palco (come la TV, o la radio, e pure i podcast) richiede velocità, concisione, chiarezza. Quando a rispondere è un pezzo grosso, peggio ancora se un politico o un VIP di qualsiasi specie, il moderatore si mette in un angolo, con lo sguardo compunto, e si guarda bene da interrompere un pistolotto di 15 minuti che parte dal riscaldamento globale e approda alla Sagra della Castagna di Piediluco. Come se interrompere un logorroico fosse mancanza di rispetto dell’augusto ospite. Così l’evento sfora di mezz’ora e alle risposte degli ultimi disgraziati relatori assiste metà della platea, perché l’altra se n’è già andata per fatti suoi.

9. Quelli che “Ci sono domande dal pubblico?” a due minuti dalla fine - Dopo un’ora e più, ad ascoltare domande e risposte (si spera intelligenti, ma non sempre), siamo tutti stanchi, vogliamo solo alzarci e andare a bere l’ennesimo caffè. Quindi, quando il bravo presentatore si sente obbligato a chiedere il contributo del pubblico (siamo in democrazia, tutti hanno il diritto di parlare), i relatori sul palco lanciano sguardi inorriditi tipo “Vi prego, no!” e metà del pubblico se ne sta già andando. Le domande - sempre che il moderatore sia in grado di gestirle - si concedono durante l’evento, non alla fine.

Avrei anche un 10° peccato (il moderatore che sbaglia congiuntivi e condizionali, che ha l’alito cattivo, che indossa una camicia sporca, che arriva in ritardo sul palco, che smanetta mentre i relatori parlano...) ma mi pare che nove bastino. E avanzino.

Grazie per avermi letto fin qui.

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