- 28/09/2026 08:35
Ezhaya, Astoi: “Proteggereil turismo organizzato”
Tutelare il turismo organizzato dagli scossoni geopolitici che con frequenza crescente mettono a rischio la sicurezza dei viaggiatori e la redditività degli operatori. Per il presidente di Astoi, Pier Ezhaya, è questo uno degli impegni prioritari dell’associazione nei prossimi mesi. “Dobbiamo perimetrare il nostro raggio di intervento quando succedono i disastri”, riferisce in un’intervista esclusiva a TTG Italia.
Il riferimento è ai limiti strutturali della Direttiva europea sui pacchetti di viaggio, attualmente in fase di recepimento. Una normativa che, secondo Ezhaya, presenta un evidente squilibrio tra le responsabilità attribuite agli organizzatori di pacchetti e quelle previste per altri attori della filiera.
“La direttiva è molto severa verso i pacchetti organizzati e non lo è altrettanto verso altri servizi turistici - rimarca Ezhaya -, perché è vero che esiste la legge sui rimborsi sui ritardi aerei, ma non c’è l’obbligo di mandare clienti in un’altra destinazione, perché c’è una guerra in corso. Da questo punto di vista, secondo me, la legge è molto più penalizzante verso chi fa pacchetti. Tuttavia, noi ci siamo persuasi che questo non fosse nemmeno nelle intenzioni dell’Ue”.
Del resto, il pacchetto normativo è stato redatto in piena era Covid. Uno scenario profondamente diverso da quello attuale, che, come già sottolineato da diverse voci della filiera, ha portato Bruxelles ad anteporre all’interesse degli operatori la tutela dei consumatori. Una scelta che potremmo giudicare miope nell’era delle policrisi. Gli obblighi posti a carico del turismo organizzato rischiano infatti di trasformarsi in un peso economico insostenibile per il comparto.
“Un conto è un operatore che vende un pacchetto e tutela il suo cliente, un conto è un operatore che vende viaggi e si trova coinvolto in una guerra di livello mondiale, come quella capitata a marzo, e deve mandare aerei a riprendere i connazionali. È troppo arrivare a coprire tutto questo - sottolinea il presidente di Astoi -. Nell’ordinarietà è giusto che gli operatori intervengano, ma se succedono però due, tre, quattro eventi - che ormai sono diventati quasi strutturali - enormi, di portata mondiale, che possono veramente distruggere un settore, non è giusto che gli operatori paghino di tasca loro”.
Il punto sul Fondo europeo per il turismo
Su questo fronte, la proposta avanzata dall’ex ministro del Turismo, Daniela Santanchè, di istituire un Fondo europeo per il turismo avrebbe potuto rappresentare una rete di sicurezza per il comparto. Una partita che, tuttavia, resta aperta e sulla quale Astoi continua a lavorare. “Piuttosto che piangere dopo, abbiamo detto proviamo a creare un fondo che serva proprio per tutelare queste cose, che a piè di lista, con le fatture vere sostenute per andare a prendere gli aerei per riportare a casa gli italiani, ci permetta di rientrare da queste spese - spiega Ezhaya -. Su questo punto siamo ancora in fase di discussione con l’Unione europea, non abbiamo ancora ottenuto un Go da questo punto di vista”.
Sul dossier, Ezhaya rimarca però la continuità assicurata dal ministro Gianmarco Mazzi. “Diciamo che dalle interlocuzioni avute con il Ministero, il punto è fortemente condiviso da Mazzi. È chiaro anche a lui che un conto è coprire l’ordinarietà dei disservizi e un conto è coprire questi tzunami che purtroppo capitano sempre più di frequente”.
Un passaggio cruciale sarà, inoltre, la definizione dei meccanismi attraverso i quali le risorse potranno essere destinate al comparto. Un iter complesso, ma Ezhaya si dice possibilista. “Oltre che ottenere il fondo, dovremo anche trovare il modo di liberare questi fondi, perché poi bisogna capire anche come fare atterrare tecnicamente questi aiuti nelle casse degli operatori - puntualizza il presidente di Asoti -. Su questo punto, però, mi sento di essere ottimista, perché è così giusta la motivazione per cui si richiede questa cosa, che non può non essere compresa. Forse ho qualche dubbio sull’entità del fondo che verrà istituito, ma credo che riusciremo a ottenere questo obiettivo, anche se bisogna lavorare ancora tanto”.
L’incognita Mitur
Sullo sfondo c’è anche un’altra variabile da tenere in conto: la fine della legislatura, che pone l’incognita sulla composizione del nuovo Ministero del Turismo. Un Ministero completamente rinnovato vuol dire ripartire da zero. “Il problema è che bisogna raccontarsi da capo. Non siamo una realtà come Federalberghi, che si capisce chiaramente di cosa si occupa. Dobbiamo spiegare cosa sia il turismo organizzato, cosa facciamo... Sarà un altro giro di giostra”.