- 29/10/2026 15:26
Borgo Pignano, il racconto di un’altra Firenze
Può una meta come Firenze avere ancora qualcosa di nuovo, di inaspettato da offrire a un turista curioso che non si accontenta, o che vuole fuggire dall’overcrowding?
Secondo Borgo Pignano la risposta è sì. Così tanto sì che a settembre di quest’anno la storica proprietà di Volterra ha deciso di sbarcare in città, convinta che la forza del suo modello di ospitalità possa dire qualcosa di nuovo anche a chi vuole rimanere immerso nella culla del Rinascimento. Un soft opening, per ora, con una previsione di apertura vera e propria a marzo 2027.
“Siamo in una villa del XV secolo sulla via Bolognese, proprio al confine con il museo Stibbert, che è uno di quei segreti ben custoditi della Firenze di cui vogliamo parlare – spiega Angela Conte, director sales & marketing di Borgo Pignano Hotels durante AURA – The Luxury Travel Event -. La nostra idea, anche grazie alla struttura che è circondata da 5 ettari di giardino, è offrire un soggiorno che sia in città ma che abbia tutte le caratteristiche di una pausa in campagna, fuori dal caos cittadino”.
L’obiettivo di Borgo Pignano Hotels è anche quello di offrire una dual experience, unendo la proprietà fiorentina appena nata con l’esperienza di soggiorno nella struttura di Volterra. “Il nostro aim è quello di declinare su Firenze lo stesso concetto di accoglienza di Volterra, che è un luogo 100% sostenibile, dove si è rimessa in moto la terra e le produzioni, dove non c’è televisione ma una biblioteca con 3000 referenze librarie, dove i ragazzi della Royal Drawing School di Londra trovano ospitalità tutti gli anni (Sir Michael Moritz, il proprietario, supporta la scuola voluta da re Carlo III, ndr) e lasciano in eredità i loro lavori. È, insomma, un luogo dove natura, arte, sport e rispetto per il territorio hanno un incontro felice”.
La scommessa di Firenze, allora, diventa raccontare la città per un viaggiatore consapevole e curioso. “Noi proponiamo una private experience organizzata con il Maggio Fiorentino, che permette di scoprire l’opera partendo dal backstage, o l’accesso a collezioni d’arte esclusive, come il museo Stibbert o Casamonti. A fare la differenza, in una città d’arte, è conoscere la città e offrire qualcosa da poter raccontare”.