• 25/05/2026 08:03

Hyde, Small LuxuryHotels of the World:“Il futuro è dei piccoli”

Richard Hyde

Il futuro sarà dei piccoli hotel. Porta acqua al suo mulino, ma non solo Richard Hyde, coo di Small Luxury Hotels of the World, che in questa chiacchierata con TTG prova a guardare al futuro dell’hotellerie indipendente. “Io credo davvero, al di là del network che rappresento, che i piccoli hotel siano quelli che hanno migliori prospettive – dice -. Oggi, il driver principale di una vacanza, accanto al relax, è quello delle human connections, e gli hotel di dimensioni contenute, quelli con un proprietario presente e appassionato, sono quelli che garantiscono esperienze più autentiche”.

Perché spesso, ci dice Hyde, i piccoli hotel sono frutto della passione di chi, fino a poco tempo prima, si occupava di tutt’altro: “Non è raro che i proprietari arrivino dalla moda, o da altri settori, e che aprano un boutique hotel per pura passione, per esprimere il loro modo di accogliere gli ospiti. E questo fa davvero la differenza”.

La crescita dei boutique hotel nel mondo è esponenziale, e non risponde neppure del tutto alla domanda. “Ad oggi abbiamo oltre 700 associati in 100 Paesi del mondo, e prevediamo nel 2026 di crescere di altre 65 unità”. La crescita guarda a Nord, e sarà un trend permanente: “Aumentano le richieste per il Nord, i Paesi scandinavi: la fuga dal caldo attrae i turisti, e nel Nord Europa troviamo molte nuove opportunità. Per quanto riguarda l’overseas, i Paesi a maggiore sviluppo per noi sono la Cina e l’India”. L’Italia la fa da padrone nel mondo SLH, con 97 proprietà su 397 complessive in Europa. E sono previsti ulteriori ingressi nel corso del 2026.

“Per entrare nel mondo SLH è necessario essere, ovviamente, piccoli. Abbiamo una media di 48 camere ad hotel, ma possiamo avere anche strutture di una sola camera, purché di lusso. Soprattutto – spiega Hyde – quello che chiediamo ad un hotel Small Lauxury è che abbia un forte ‘sense of place’”.

Ad oggi, la situazione internazionale non impensierisce più di tanto: “Certo, vediamo uno spostamento dei flussi – dice il coo -. Ma in Europa abbiamo un +28% di prenotazioni, e un vero boom per i Caraibi e il Messico”.

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