• 20/05/2026 15:54

Il valore della regenerative hospitality per il segmento lusso

Ettore Cavallino, Accor, Franco Amelio, Deloitte, Aldo Melpignano, Borgo Egnazia, Vittoria Ferragamo, Il Borro

“Il settore luxury hotellerie si muove verso la regenerative hospitality, ovvero un modello di business con strutture che migliorano attivamente ecosistema e comunità locali. Efficienza energetica, certificazioni, biodiversità e risorse naturali, e rapporti con le comunità sono i principali temi di rilievo sul tavolo oggi”, ha esordito così Fabio Giuffrida, director di Deloitte Climate & Sustainability all’evento Luxury Hospitality Reloaded. “Vediamo il cambio della domanda verso la ricerca di autenticità e personalizzazione e la volontà che il proprio soggiorno abbia un impatto positivo sulla destinazione, che sia quindi rigenerativo”.

Di conseguenza orientarsi verso la regenerative luxury hospitality diventa una strategia vera e propria con investimenti orientati: nel biennio 2024-2025 è stato registrato un +21% del fatturato destinato a capex di sostenibilità e +22% di crescita anno su anno del numero di strutture con certificazioni ESG.

Qual investimenti ESG sono prioritari

Non si tratta solo di andare incontro alla domanda, ma anche di accrescere il valore degli immobili e mettersi al riparo da rischi normativi di futura compliance, visto che la normativa in termini ESG diventerà sempre più stringente. Sicuramente l'efficienza energetica è la priorità, sia per normativa che a causa dei costi energetici in crescita.

Il suggerimento per proprietari, operatori e brand è di muoversi insieme perché, ha sottolineato Giuffrida, la sostenibilità funziona solo se è una strategia condivisa lungo tutta la catena. Inoltre, la dimensione sociale conta sempre di più, sia internamente verso i dipendenti che verso la comunità intorno alla struttura alberghiera. Le certificazioni, ha concluso Giuffrida, fanno poi la differenza perché strumenti di credibilità riconosciuti dal mercato.

Quattro macro aree di azione

Secondo Deloitte, integrando la sostenibilità nelle operations si raggiungono costi più bassi, maggiore guest-loyalty, margini più elevati sulle offerte premium e maggiore resilienza ai cambiamenti climatici e di mercato.

Le quattro aree su cui intervenire sono l’efficienza energetica (con spinta verso le rinnovabili), natura e biodiversità per valorizzare l’esperienza degli ospiti e ridurre l’impatto sugli ecosistemi, integrare i principi di circolarità nei sistemi operativi (con riguardo specifico verso i consumi idrici) e potenziare l’engagement degli hotel verso la comunità e il territorio circostante.

Il ritorno economico degli investimenti energetici porta al payback nel giro di 3 anni (oltre alla riduzione di consumi immediata), mentre si calcola +26% di maggiore spesa media per soggiorno dovuta a una maggiore permanenza dell’ospite a fronte di investimenti in sostenibilità dell’hotel.

Le testimonianze degli albergatori

A illustrare le proprie strategie di sostenibilità sono intervenuti Vittoria Ferragamo, Il Borro, Aldo Melpignano, Egnazia Ospitalità Italiana, ed Ettore Cavallino, vice president Development Luxury Southern & Eastern Europe di Accor, moderati da Franco Amelio, partner di Deloitte Climate & Sustainability.

“Nel nostro borgo produzione agricola e ospitalità sono fortemente intersecate. Da una filosofia di famiglia abbiamo formalizzato la sostenibilità in una strategia, con impianti fotovoltaici e certificazioni biologiche”, ha spiegato Ferragamo, “questa è diventata parte della nostra identità distintiva. È stato fondamentale portare a bordo il team, che ne è diventato primo ambasciatore verso gli ospiti, nonché le realtà del territorio con una filiera principalmente toscana e italiana”

Per Melpignano “la sostenibilità una condizione di responsabilità imprescindibile del turismo. Tanto che noi ormai parliamo di rigenerazione, ovvero di come la struttura può avere un impatto positivo sul territorio”. Un senso di responsabilità particolarmente accentuato per Borgo Egnazia “che è stata costruita dal nulla, con un impatto enorme sulle vite delle persone locali”.

In rappresentanza di un grande gruppo, Cavallino ha citato il motto di Accor “pioneering the art of responsible hospitality”. “L’opulenza accentuata dei brand che si legava al concetto di lusso oggi è vista diversamente, così come l’accezione sbagliata di chi vede la sostenibilità solo come un costo. Per noi è una strategia di riduzione del rischio di impresa e di valorizzazione degli asset, nonché un modo per attrarre i talenti più giovani, che vogliono lavorare per aziende che dimostrano attenzione e impegno concreto verso la sostenibilità”.

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