Giusta la sostenibilità, purché non tocchi il portafoglio (dolente) del turista. Al suo terzo anno di riproposizione, l’Osservatorio “Turismo & Sostenibilità” di Human Company - in partnership con Ipsos Doxa e, per la prima volta, con Legambiente - lascia emergere qualche incrinatura nella sensibilità ambientale degli italiani, ma anche una maggior consapevolezza sull’impatto sociale delle proprie attività vacanziere.
“Il 72% dei viaggiatori ritiene ormai che le proprie scelte possano incidere concretamente sulla sostenibilità delle destinazioni - hanno spiegato alla presentazione dello studio Mattia Rosati (chief corporate services officer Human Company), Davide Cilia (ricercatore senior Ipsos Doxa) e Vanessa Pallucchi (vicepresidente Legambiente) - ragion per cui il 79% si dichiara pronto a modificare le proprie abitudini”.
Agriturismi in primis (90%), ma anche rifugi alpini (86%) e campeggi/villaggi (83%) vengono percepiti come soluzioni ideali. Inoltre, proseguono, “prevale la tendenza al rispetto della natura (37%) e al risparmio delle risorse (35%), così come la volontà di sostenere la produzione a km zero dei territori, eppure le difficoltà economiche del periodo stanno incidendo sull’effettiva accettazione nel sostenere eventuali maggiori costi per i servizi sostenibili”.
Il viaggiatore è cioè più propenso a delegare buone pratiche a operatori e istituzioni, nel momento in cui queste possano avere ricadute sensibili sul proprio budget.
Ad armonizzare il rapporto volontà/impegno effettivo contribuisce però il modello Social Return on Investment introdotto da Human Company: ogni euro investito nelle attività di misurazione del valore sociale, economico e culturale del gruppo ne genera 3,3 euro a favore di persone, comunità e territori (per un valore complessivo di 219 milioni di euro). Segno che sostenibilità e consapevolezza sulla sostenibilità non possono essere disgiunte. Soprattutto in tempi di crisi.