Oggi il business turistico deve sperimentare per comparire nelle risposte dell’IA, se contiamo che il 56% dei viaggiatori pianifica un viaggio attraverso IA e il 29% ha cambiato meta secondo i suggerimenti artificiali. Come farlo, è ancora da capire. Il panel “Misurare l’esistenza del turismo italiano al tempo della Zero Click Economy” moderato da Mirko Lalli al TTG Travel Experience racconta il ragionamento del primo Osservatorio AI Visibility sul turismo italiano di RankWit AI e TTG Italia.
“Consigliamo di vestire i panni dei viaggiatori e testare i motori IA, che rispondono offrendo le fonti consultate, e tracciare le risposte per avere più chiarezza del campione – spiega Davide Filiaggi, co fondatore di RankWit AI – “Questo settore vive di ricerca e sviluppo in costante test; non conduce a una soluzione unica”.
L'Osservatorio AI Visibility parte dall’analisi di un set di 2.837 domande di viaggio mensili poste a cinque assistenti AI, dalla quale emerge che questi citano solo 8 contenuti su 100 da un sito di promozione turistica e due dal sito di un albergo. Le altre sono un collage di contenuti non ufficiali da giornali, mappe, blog, portali privati e Ota.
La ragione è meccanica: per rispondere, l’assistente cerca la pagina con nomi, distanze, mesi e prezzi, e la trova al 90% in un blog rispetto a un portale istituzionale, non concepito per rispondere a una domanda. Escluse le domande che chiedono esplicitamente un hotel, il 35% delle risposte cita almeno un portale di prenotazione e solo il 9% il sito ufficiale di una struttura. Essendo la citazione l’unico momento in cui il turista vede un nome e un link da aprire, si intuisce come l’intermediario abbia l’occasione di monetizzare ben nove volte su dieci.
Quando le domande riguardano l’Italia in generale, l’AI cita la Toscana in 85 risposte su 100, a cui seguono Veneto (72%), Campania (69%), Lazio (64%) e Sicilia (57%), compattando la visibilità nelle prime cinque regioni, pari al 47% del totale.