Acquisizione di easyJet:
cambiano i cieli europei

Comunque andrà a finire, la vicenda dell’acquisizione di easyJet farà cambiare il panorama dei cieli europei. Scade infatti oggi alle 17 la prima deadline per il fondo canadese Castlelake, che dovrà decidere se rinunciare alla proposta di acquisto, o rilasciare sul concorrente. Poi toccherà ad Apollo, l’altro fondò interamente americano, che avrà tempo fino alle 17 del 7 agosto per decidere. Ma gli attori in campo sono anche altri, a cominciare dall’Unione Europea, la cui normativa vieta espressamente ad un vettore che opera nel Vecchio Continente di essere controllato da paesi terzi. In questo caso si tratta di due fondi d’oltreoceano, che dovrebbero quindi costituire una società a capitale in maggioranza europeo, per controllare la compagnia.

Difficile che l’Ue dia il via libera a questo tipo di operazione, in quanto aprirebbe la strada anche a future, e più pericolose, acquisizioni da parte di arabi o cinesi. Poi ci sono i sindacati e gli azionisti, interessati al tema del futuro di easyJet. Entrambi i fondi hanno rassicurato sul voler proseguire con il piano aziendale attuale, ma restano ancora molti dubbi sui reali interessi degli americani. Lo smembramento della compagnia potrebbe infatti essere ancora più redditizio del suo mantenimento in attività. A far gola sono soprattutto 3 ‘casseforti’: gli aerei, gli slot e easyJet Holidays, la divisione turismo, che secondo gli analisti ha sostenuto il bilancio del gruppo durante periodi difficili come questo del caro carburante. Gli aerei o i pezzi di ricambio valgono invece da soli quasi 5 miliardi e la compagnia ne possiede 356, di cui un centinaio A320neo di ultima generazione e 90 nuovi arrivi di A319 nei prossimi 3 anni.

Con le prospettive della domanda mondiale di viaggi in aereo in crescita, e una difficoltà dei grandi produttori di fornire velivoli in tempo, i nuovi acquirenti potrebbero avere la tentazione di tagliare sui posti offerti per liberare aerei da mettere sul mercato in leasing. Poi ci sono i diritti di decollo e atterraggio, che la compagnia britannica possiede in alcuni aeroporti chiave, come Londra Gatwick, Milano Linate e Parigi. Sono slot che potrebbero far gola a tantissime altre compagnie concorrenti, ma, se venduti, l’Europa del libero mercato rischierebbe di trovarsi davanti ad un oligopolio di fatto nel settore delle low cost, con Ryanair e Wizz Air a farla da padrone. C’è infine un ultimo scenario, quello in cui, viste le difficoltà, entrambi i fondi decidano di ritirarsi. A questo punto il titolo azionario potrebbe tornare a perdere in borsa anche il 40% del suo valore, innescando una crisi finanziaria e di liquidità per easyJet, dagli esiti ancora più incerti.

Comunque vada, insomma, non sarà un’operazione indolore per l’aviazione europea.

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