L’aumento delle tariffe aeree da gennaio 2027 sembra ormai sempre più scontato, visto che dopo il caro petrolio un nuovo fronte si apre per il trasporto aereo europeo. Nel quarto trimestre del 2026, infatti, il Vecchio Continente potrebbe trovarsi con un deficit di 510mila barili al giorno di jet fuel, circa 81 milioni di litri.
La stima è di Energy Aspects, che disegna un mercato sempre più dipendente dalle importazioni a lunga distanza, con conseguenze potenziali sui costi per le compagnie aeree e, quindi, sulle tariffe pagate dai passeggeri. Gli acquisti europei di carburante si sono spostati, infatti, dal Medio Oriente verso Stati Uniti (dai quali arrivano 140mila barili al giorno in più rispetto al 2025), Canada, Nigeria e Corea del Sud, dal quale ne sono arrivati circa 129mila al giorno, il volume più elevato dall’ottobre 2022.
Il problema sembra tutto europeo, visto che nello stesso periodo gli Stati Uniti dovrebbero registrare un surplus di circa 18mila barili al giorno e l’Asia-Pacifico di ben 419mila. Già nell’estate 2025, infatti, l’Europa importava circa 400mila barili al giorno dal Medio Oriente. La crisi di Hormuz ha quindi colpito un settore già dipendente.
L’allarme per i voli europei, al momento, non è ancora risuonato e l’Ue ha intanto destinato 5,2 milioni di quote Ets a 130 compagnie aeree che nel 2025 hanno utilizzato carburanti sostenibili, per un valore complessivo di circa 430milioni di euro. Il meccanismo serve a compensare in parte il maggior costo dei Saf rispetto al cherosene tradizionale. Tra i beneficiari c’è anche Ita Airways, alla quale sono stati assegnati circa 5,4 milioni di euro.
Per i vettori, tuttavia, il nodo diventa ora finanziario. Una parte del rincaro possono infatti trasferirlo sulle tariffe, ma l’effetto sui biglietti dipenderà dalla concorrenza e soprattutto dalla domanda.