Crisi del Golfo, gli effetti
sugli aeroporti
di Linate e Malpensa

“Ogni giorno, in media, registriamo 10/12 voli in meno delle compagnie degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar e di tutta la regione del Golfo. I vettori stanno comunque cercando di ripartire, per cui è un numero che potrebbe diminuire nei prossimi giorni e lo speriamo tutti”. È questa la fotografia scattata da Aldo Schmid, head of Aviation Business Development di Sea Milan Airports, sull’impatto della crisi mediorientale sull’operatività degli aeroporti di Malpensa e Linate.

A TTG Italia il manager riferisce che al momento “il traffico local sul Golfo è ovviamente molto poco”. Business as usual, invece, per quanto riguarda il mercato europeo e le rotte transatlantiche.

Il traffico in transito si redistribuisce

La dinamica più interessante si rileva sul traffico in transito, che, a causa della paralisi dei grandi snodi del Golfo, “si è spostato sui voli diretti, sull’Estremo Oriente e un po’ anche sugli hub europei”, spiega Schmid. Tra gli scali che stanno beneficiando di questa redistribuzione figurano anche Malpensa e Linate. Forti di un’ampia offerta di collegamenti diretti di lungo raggio, i due aeroporti lombardi stanno infatti riuscendo ad assorbire parte della domanda, attenuando l’impatto della riduzione dell’operatività dei vettori emiratini e delle altre compagnie dell’area. “Come numeri di traffico devo dire che si è recuperato molto”, riferisce il manager, precisando che “i voli diretti sull’Estremo Oriente stanno mostrando dei tassi di load factor vicini al 100%. Le compagnie che operano sulla Cina, così come All Nippon, Thai Airways, Eva Air e Korean hanno dei load factor prossimi al 100%, per cui il traffico in transito in buona parte si è spostato su questi voli diretti”.

Un fenomeno che l’head of Aviation Business Development di Sea Milan Airports spiega con una metafora: “Il traffico è un po’ come i vasi comunicanti, va direttamente dove trova la strada. E questo è il tipo di effetto che stiamo rilevando su Malpensa e Linate. Per il traffico point-to-point, naturalmente, c’è molto poco in questo momento, perché non c’è domanda, e quindi lì ci si augura che la situazione si normalizzi presto”.

La strategia di Sea

La capacità degli aeroporti milanesi di assorbire parte di questo spostamento di traffico, continua Schmid, è il risultato del percorso intrapreso da Sea Milano Airports negli ultimi anni. “La nostra strategia è sempre quella di diversificare, perché questo ci aiuta anche in queste situazioni a poter avere delle valvole di sfogo per gestire il traffico. Valvole che fortunatamente noi abbiamo, diversamente da molti altri aeroporti per i quali magari l’Asia si ferma al Golfo. Questo è l’obiettivo che abbiamo perseguito e che in questo momento sta un po’ aiutando”.

Guardando avanti il manager si mostra fiducioso sulla ripresa. Il comparto, del resto, ha già imparato ad affrontare situazioni di crisi. “Fino a ora il trasporto aereo ha dimostrato di essere molto reattivo - rimarca -. L’ha dimostrato sempre di più, in tutte le crisi. Anche il ritorno post pandemia è stato più veloce e più ampio di quello che ci si aspettava prima e così anche nelle crisi precedenti. Per cui noi non possiamo che confidare che anche questa volta dopo questa crisi - che ci si augura circoscritta nel tempo e nello spazio - riprenderà tutto, benché già ora i delta di traffico non siano paragonabili a quelli della precedente crisi, perché sono molto limitati. Speriamo di ritornare al nostro percorso, alla nostra traiettoria di crescita di questi ultimi anni”.

Ti è piaciuta questa notizia?

Condividi questo articolo