Aumenta il numero di compagnie aeree che, a causa delle crescenti tensioni geopolitiche e delle linee guida aggiornate, hanno deciso di sospendere o modificare i collegamenti nell’area del Golfo. Una mossa che, riferiscono i vettori, è in gran parte precauzionale, ma sta già influenzando le rotte principali verso alcuni Paesi del Golfo e anche verso quelli limitrofi.
Le valutazioni del rischio aereo si sono intensificate dopo che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato che la portaerei USS Abraham Lincoln e le navi da guerra al suo seguito sono arrivate in Medio Oriente.
“L’Abraham Lincoln Carrier Strike Group è attualmente schierato in Medio Oriente per promuovere la sicurezza e la stabilità regionale” ha affermato Centcom, come riportato da il Sole 24 Ore. La decisione di spostare l’Abraham Lincoln in acque mediorientali mira a potenziare la potenza di fuoco e le capacità difensive degli Stati Uniti nella regione, dando al presidente Donald Trump la possibilità di lanciare un attacco all’Iran.
Condé Nast Traveller ha riferito che questo tipo di escalation militare ha spesso come conseguenza una maggiore cautela tra le compagnie aeree, soprattutto a causa delle preoccupazioni relative all’identificazione errata di aerei passeggeri nelle zone di difesa regionali.
I vettori che sospendono i voli
Klm ha sospeso tutti i voli per Tel Aviv, Dubai, Dammam e Riyadh e sta evitando completamente lo spazio aereo di Iran, Iraq e Israele.
Lufthansa, Swiss International Air Lines e Austrian Airlines hanno interrotto i voli notturni per Tel Aviv e Amman, limitando i collegamenti solo alle ore diurne e cancellando quelli per Teheran almeno fino alla fine di marzo.
Air France, invece, ha sospeso alcune rotte la scorsa settimana, tra cui Parigi-Dubai, prima di riprenderle continuando però a monitorare la situazione.
British Airways ha temporaneamente sospeso i voli notturni per Dubai e in precedenza aveva sospeso quelli per il Bahrein (dove è di stanza la Quinta Flotta della Marina Militare statunitense) prima di riprendere il servizio.
In Nord America, poi, come riporta TravelPulse sia United Airlines che Air Canada hanno interrotto i voli per Israele fino a nuovo avviso.
Anche le compagnie aeree low cost stanno risentendo dell’impatto. Wizz Air, con sede nel Regno Unito, sta ora effettuando scali tecnici per il rifornimento di carburante a Cipro o in Grecia per alcuni voli diretti a Ovest da Dubai e Abu Dhabi, proprio a causa delle restrizioni dello spazio aereo. IndiGo, la più grande compagnia aerea low cost indiana, ha sospeso i voli da e per Almaty, Baku, Tashkent e Tbilisi, citando problemi di sicurezza legati allo spazio aereo iraniano.
E se i vettori regionali come Emirates e Qatar Airways continuano a operare, molti dei loro voli stanno seguendo rotte più lunghe per evitare le zone soggette a restrizioni, aggiungendo dai 30 ai 90 minuti ai consueti tempi di percorrenza. La compagnia aerea low cost flydubai, infine, ha cancellato diversi collegamenti verso città iraniane, tra cui Teheran, Mashhad e Shiraz.
Dal canto suo l’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea (Easa) ha recentemente pubblicato un bollettino informativo sulle zone di conflitto (CZIB) che consiglia alle compagnie aeree di evitare completamente lo spazio aereo iraniano, citando una “maggiore probabilità di errori di identificazione” in caso di intensificazione dell’attività militare.