La crisi Etihad AirwaysOra si apre il dopo-Alitalia

Ha passato le ultime stagioni a conquistare quote di altri vettori nel mondo, Etihad Airways, mettendo in campo un piano di espansione che andava da Alitalia ad Air Seychelles, passando per Darwin, airberlin, Virgin Australia, Jet airways e Air Serbia.

Ora, però, sembra che il gruppo di Abu Dhabi debba pagare lo scotto di un piano di sviluppo troppo rapido e troppo aggressivo, con piloti pronti a un esodo di massa per passare alla competitor Emirates e tre vettori – Alitalia, airberlin e Darwin – che facevano parte del suo portfolio con conti dissestati e finiti in bancarotta.

Intanto il management del vettrre di Abu Dhabi è stato rivoluzionato e il primo a farne le spese, dopo il caos Alitalia che ha portato il vettore italiano al commissariamento, è stato il suo ex amministratore delegato James Hogan, uscito dal board del vettore pochi giorni dopo l’insediamento dei tre commissari Gubitosi, Laghi e Paleari lo scorso maggio.

E ora i nuovi vertici sono alle prese con una politica di tagli che, si legge su Repubblica, potrebbe riguardare migliaia di lavoratori. Il quotidiano cita anche una fonte interna al vettroe che parla di una decina di aeromobili  fermi in pista.

Di certo c’è che Etihad ha visto una scalata rapidissima che l’ha portata in pochi anni a triplicare il personale del gruppo, arrivato nel 2014 a 27mila dipendenti; con una flotta passata da 40 aerei iniziali agli attuali 125. E far fronte a un piano di crescita molto, forse troppo rapido, che non ha saputo però far fronte alla dura realtà del conto economico.

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