easyJet, bilancio 2020 a picco: il primo rosso in 25 anni di vita

Conti in pesante calo per easyJet, che per la prima volta dopo 25 anni di attività chiude un bilancio in rosso. Il vettore inglese, travolto anch’esso dalla crisi legata alla pandemia, chiude l’esercizio 2020 con una perdita al lordo delle imposte rettificata per l'anno fiscale che termina il 30 settembre tra 815 milioni di sterline e 845 milioni di sterline rispetto a un utile di 427 milioni registrato al termine dell'anno fiscale 2019.

Un colpo durissimo, che giustifica abbondantemente l’iniziativa di fermare temporaneamente le basi di Venezia e Napoli in Italia.

“All'inizio di quest'anno, nessuno avrebbe potuto immaginare l'impatto che la pandemia ha avuto sul settore. easyJet si è adattata e ha affrontato le sfide presentate dalla pandemia intraprendendo azioni decisive per ridurre al minimo le perdite, rafforzare la liquidità e riducendo il cash burn avviando un importante programma di ristrutturazione” dice Johan Lundgren (nella foto), ceo del vettore.

La caduta dei ricavi è dovuta ovviamente alla riduzione del numero di passeggeri: una presenza calata del 50 per cento, a 48 milioni di unità con un calo della capacità del 48 per cento, ovvero 55 milioni di posti. Il load factor è sceso del 4,3 per cento all’87,2 per cento.

"Sulla base delle attuali restrizioni di viaggio – dice ancora Lundgren - prevediamo di operare circa il 25% della capacità pianificata per il primo trimestre del 2021, ma manteniamo la flessibilità per aumentare rapidamente la capacità nel caso in cui si veda il ritorno della domanda. I livelli di prenotazione anticipata per l'estate 2021 sono in linea con gli anni precedenti”.

In previsione del "buco" nei conti easyJet sta stringendo accordi con gli equipaggi e i piloti del Regno Unito per incrementare l'utilizzo di modelli di lavoro stagionali e flessibili, evitando in questo modo il ricorso a licenziamenti. Le stesse trattative sono in corso in Germania, Portogallo e Svizzera.

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