Bocca e l’exploit di Roma:
“Il lusso chiede più servizi”

L’iniezione di capitali internazionali nell’hotellerie di lusso del nostro Paese non può che essere un segnale inequivocabile di appeal del brand Italia, ma occorre sempre essere molto vigili sui rischi legati a uno sviluppo disomogeneo dell’hospitality nella Penisola. A pensarla così è il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, le cui riflessioni traggono spunto dalla mossa del miliardario britannico Sir Christopher Hohn, il cui hedge fund ha investito ben 636 milioni di dollari in prestiti a hotel extralusso. Nello specifico 392 milioni di dollari sono andati al Danieli di Venezia, 132 al Caesar Augustus di Capri, 74 al Six Senses sul lago di Como e 38 al Mandarin Oriental di Milano, tutti di proprietà del Gruppo Statuto che, grazie a questa iniezione di liquidità, può far fronte a impegni significativi come l’acquisto del Caesar Augustus e la ristrutturazione dello stesso Danieli, una parte del quale è stata appena riaperta sotto il brand Four Seasons.

“Si tratta - spiega Bocca in un’intervista ad Adnkronos - di trophy asset, che non perdono valore. Costano di più, è vero, ma sono pezzi unici. Va sottolineato - aggiunge - che il turista di lusso ha un valore per il territorio. Tutte le indagini di Federalberghi lo confermano: la voce “albergo” non supera mai il 30% della spesa totale per la vacanza. Il restante 70% viene speso nelle attività economiche locali”.

Diversificare le aperture e investire nei servizi

Bene, dunque, investire nelle destinazioni d’alta gamma, ma secondo Bocca è possibile diversificare. “Il mio auspicio - sottolinea infatti - è di vedere un albergo di lusso, italiano o straniero che sia, anche in una destinazione alternativa. Negli ultimi anni è molto aumentato il turismo di lusso verso l’Umbria, per fare un esempio, e questa è la dimostrazione che è possibile diversificare”.

Intanto, però, a Roma si sta assistendo a una forte concentrazione di aperture di alberghi di lusso previste per i prossimi due anni. Aperture che, fa notare Bocca, attirano una clientela in cerca non solo dell’albergo bello, ma anche di servizi adeguati, a partire dai trasporti. “Non si possono immaginare duemila nuove camere di lusso - fa notare polemicamente - e, allo stesso tempo, due ore di coda per un taxi alla stazione Termini”.

Il quadro delle inaugurazioni

A Roma saranno operativi due hotel Four Seasons, rendendola l’unica città al mondo ad averne due. Aprirà un Rosewood, è appena stato inaugurato un Six Senses, oltre al Bulgari Hotel e aprirà un Baccarat. “Sono tutti marchi del lusso che si affacciano sul mercato nello stesso periodo - continua Bocca -. Il mio augurio è che Roma sia in grado di sopportare tutte queste camere sulla stessa, altissima, fascia di mercato. A Milano può esserci un problema simile. Venezia, invece, ha un piano regolatore che impedisce nuove aperture, e lo stesso vale per Firenze. Ma in questo momento, i grandi marchi internazionali hanno scelto Roma come obiettivo primario. Se non ci fosse un mercato sufficiente per tutte le strutture e queste fossero costrette ad abbassare i prezzi, si innesterebbe un pericoloso meccanismo a catena”. Un albergo di lusso che abbassa i prezzi entra infatti in concorrenza con un quattro stelle, che a sua volta è costretto a ridurli, facendo concorrenza a un tre stelle, e così via, con effetti negativi per l’intero sistema.

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