Città d’arte ferite,l’idea Confesercenti: creare zone franche urbane per le imprese

Patrizia De Luise, presidente nazionale Confesercenti, non esita a definirla “una situazione di gravità eccezionale, che richiede misure straordinarie”. Il suo riferimento è al caso delle città d’arte, che in questa drammatica estate del Covid sembrano le più penalizzate dall’assenza della componente internazionale di turisti, essenziale per la loro sopravvivenza economica.

Sostegno speciale alle imprese dei centri storici
Le cifre sono disarmanti, ed ecco allora la richiesta di Confesercenti al Governo: favorire la creazione di zone franche urbane speciali nei centri storici dei Comuni di interesse culturale ad alto flusso turistico, “che sono i più colpiti dall’onda lunga della crisi scatenata dall’emergenza Covid”.

Un provvedimento che consentirebbe alle imprese che vi operano “di godere di un sostegno speciale, sotto forma di un contributo da usare in compensazione dei versamenti tributari e contributivi. Senza un intervento, migliaia di pmi rischiano di saltare come birilli".

Le stime Confesercenti, lo ricordiamo, sono di una perdita di quasi 34 milioni di presenze turistiche dall’estero per le sole città di Roma, Venezia, Firenze, Torino e Milano, che insieme valgono oltre un terzo del turismo italiano.

La mancanza di visitatori porterà a un calo di 7 miliardi di euro in spese turistiche, di cui 4,9 miliardi a carico della ricettività, della ristorazione e delle attività commerciali.

I numeri città per città
Per la sola Venezia la previsione è di 13,2 milioni di presenze in meno, con una perdita di spese pari a 3 miliardi. Segue a ruota la Capitale: per Roma le stime indicano 9,9 milioni circa di presenze in meno e 2,3 miliardi di consumi andati in fumo.

Firenze, poi, sembra destinata a ricevere 5 milioni di presenze in meno, con 1,2 miliardi circa di consumi persi; segue Milano con una flessione di 4 milioni di presenze e Torino, dove il calo sarà di 800mila unità.

“Nelle grandi città d’arte - osserva De Luise - il combinato tra la frenata dei viaggiatori e l’allungamento dello smart working rischia di far saltare i sistemi imprenditoriali locali. Soprattutto quelli legati alla spesa turistica: dai ristoranti ai bar, fino ai negozi dei centri storici”.

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