Confturismo Confcommercio: torna la voglia di viaggiare, ma solo 4 su 10 hanno già prenotato

“Dopo due anni di profonda crisi, il turismo sta tornando ai livelli pre-Covid”. Così il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli sui dati dell’Osservatorio Confturismo Confcommercio, che indicano come l’indice di propensione al viaggi degli italiani sia tornato allo stesso livello pre-pandemia: 67 punti su scala da 0 a 100.

Gli italiani che si dicono intenzionati a partire nel periodo estivo sono 23 milioni, anche se solo 4 su 10 hanno già prenotato la propria vacanza, per una stagione estiva che si prospetta dunque all’insegna del last minute.

"Fondamentali nuove misure di sostegno"
“Le prospettive per l’estate sono positive anche se guerra, inflazione e caro energia preoccupano ancora fortemente - commenta Sangalli -. Per questo, le nuove misure di sostegno sono fondamentali anche per le imprese del turismo, che è il settore da cui davvero può ripartire tutto il nostro sistema economico”.

Aumenta il raggio degli spostamenti
In cima alla classifica delle preferenze di vacanza – secondo l’Osservatorio - c’è, come da tradizione, il mare, seguito dalla montagna e dall’esperienza culturale, in città e luoghi d’arte che includono i piccoli borghi. In aumento anche il “raggio degli spostamenti”, che di norma è indice di una maggiore propensione alla spesa: l’85% degli italiani sceglierà mete nazionali, in 6 casi su 10 al di fuori della propria regione, mentre il restante 15% programma un viaggio all’estero che, per più di due terzi, sarà in Europa.

Per la vacanza principale, quella di 7 giorni o più a destinazione, gli intervistati dichiarano che spenderanno in media 1.080 euro, che si riducono a poco più di 600 euro per i break di durata inferiore, da 3 a 7 giorni. Esaminando, poi, i tipi di sistemazione scelta, emerge come il Covid sembri fare meno paura rispetto al passato, tanto da far tornare gli italiani in contesti frequentati anche da altre persone, come gli hotel. Se ad aprile di un anno fa il 34% degli intervistati optava infatti per l’affitto di una casa, mentre il 26% sceglieva un albergo, oggi è l’esatto contrario: il 31% andrà in una struttura alberghiera e il 21% in case in affitto.

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