Fare del mare una vera piattaforma di crescita per l’economia italiana, superando la frammentazione e mettendo in rete turismo, nautica, portualità, mobilità e territori. È il messaggio emerso dalla Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo. L’economia del mare vale 224,9 miliardi di euro, l’11,4% del Pil italiano, e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti. “Il mare, per l’Italia, è industria, economia, lavoro, turismo, infrastruttura. È futuro. E soprattutto è filiera – ha sottolineato il presidente di Federturismo Confindustria, Massimo Caputi –. Il mare deve diventare una porta d’accesso a un sistema turistico più ampio”.
La nautica si conferma uno dei comparti con maggiore capacità di generare valore lungo la filiera del mare, con oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati. Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, la domanda di ormeggi stanziali cresce del 2,9%, aumenta la presenza dei superyacht e il transito delle grandi unità internazionali. Per consolidare questa crescita però c’è bisogno di una politica industriale del mare e dell’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97). “Siamo una nazione che ha più di 8 mila chilometri di costa, basta questo per capire quanto la nostra vocazione sia sul turismo e in particolare quello legato al mare – ha dichiarato il ministro del turismo Gianmarco Mazzi -. Oggi ho ascoltato le richieste e alcune mi sono sembrate lapalissiane. Mi metterò al lavoro per capire come mai non siano state fatte. Sarò vicino a questo comparto”.