Vacanze detraibili: un’idea davvero innovativa o un’evoluzione di ciò che già esiste?

Negli ultimi mesi il dibattito sulla possibile detraibilità fiscale delle spese per vacanze e soggiorni turistici su proposta di Domenico Pellegrino ha attirato l’attenzione di operatori, associazioni di categoria e professionisti del settore (su TTG ne abbiamo parlato qui e qui e ora che siamo nel pieno della campagna dichiarativa fiscale il tema è più che mai di attualità. L’idea, in sintesi, è quella di riconoscere al viaggio una funzione che va oltre il semplice consumo: benessere psicofisico, qualità della vita, socialità, cultura e sostegno all’economia nazionale.

La domanda interessante è se esistano già, nel sistema fiscale italiano e internazionale, strumenti che seguono una logica simile.

La risposta è sì.

Se osserviamo la normativa italiana, troviamo diverse agevolazioni che, pur riguardando ambiti differenti, condividono la stessa filosofia: incentivare comportamenti considerati utili per il benessere individuale e collettivo.

Pensiamo alle spese per le attività sportive dei figli, che beneficiano di specifiche agevolazioni fiscali proprio per favorire stili di vita sani e corretti. In questo caso la normativa riconosce una detrazione del 19% entro determinati limiti di spesa.

Anche i numerosi incentivi destinati all’efficientamento energetico degli immobili seguono la medesima logica: lo Stato rinuncia a una parte del gettito fiscale per favorire comportamenti che generano benefici economici e sociali più ampi.

In questo contesto, l’idea di una detrazione per le vacanze non appare quindi come una rivoluzione assoluta, bensì come un’estensione di un principio già presente nel nostro ordinamento: riconoscere fiscalmente determinate spese quando producono effetti positivi che vanno oltre il singolo contribuente.

Ma esistono esempi concreti all’estero?

La risposta, anche in questo caso, è positiva.

Il modello più conosciuto è probabilmente quello francese dei “Chèques-Vacances”, strumenti utilizzati da milioni di lavoratori per finanziare soggiorni, viaggi, attività culturali e servizi turistici. Il sistema prevede una partecipazione del lavoratore e del datore di lavoro, con vantaggi fiscali e contributivi che incentivano l’utilizzo di questi strumenti per il tempo libero e le vacanze. I buoni possono essere utilizzati presso un’ampia rete di operatori turistici e del tempo libero, sia in Francia sia in molti Paesi dell’Unione europea.

Sempre in Francia tali strumenti sono considerati una vera e propria politica pubblica di sostegno all’accesso alle vacanze, con l’obiettivo di favorire anche le fasce di reddito medio-basse.

Durante gli anni successivi alla pandemia, inoltre, diversi Paesi europei hanno sperimentato formule di voucher turistici, contributi diretti o incentivi alla domanda per sostenere il turismo interno. Sebbene molte di queste misure fossero temporanee, hanno dimostrato come i governi considerino il turismo non soltanto un settore economico, ma anche uno strumento di coesione sociale e di sviluppo territoriale.

Per agenzie di viaggio e tour operator questa riflessione apre prospettive interessanti.

Se in futuro dovessero essere introdotti incentivi fiscali o meccanismi di detrazione legati ai viaggi, il mercato potrebbe evolvere rapidamente. Come già accaduto per altre agevolazioni, la presenza di un beneficio fiscale tende infatti a influenzare i comportamenti d’acquisto, favorendo la pianificazione della spesa e aumentando la propensione al consumo.

Ma c’è un aspetto ancora più importante.

Il vero valore di questo dibattito sta forse nel cambiamento culturale che propone: considerare il viaggio non come un lusso occasionale, ma come un elemento che contribuisce al benessere delle persone, alla crescita culturale, alla qualità delle relazioni e allo sviluppo dell’economia.

Per il turismo organizzato si tratta di un messaggio estremamente rilevante. Se il viaggio verrà sempre più percepito come un investimento sulla persona, e non soltanto come una spesa, si apriranno nuove opportunità per tutto il comparto.

Ed è proprio da qui che potrebbe nascere la vera innovazione: non tanto da una nuova detrazione fiscale, quanto dal riconoscimento anche da parte delle istituzioni del valore economico, sociale e umano del viaggio.

Giulio Benedetti – Studio Benedetti Dottori Commercialisti – www.studiobenedetti.eu www.travelfocus.it

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