Buono, pulito e giusto. Il manifesto Slow Food per il turismo

Carlo Petrini aveva uno sguardo ardito, capace di spingersi ben oltre l’orizzonte. Lo dimostra il progetto Slow Food a cui ha dato vita moltissimi anni fa; un progetto di caratura mondiale, nato a tutela di una biodiversità generatrice di quel cibo “buono, pulito e giusto” di cui aveva grande rispetto.
Anche sul turismo aveva un’idea categorica: “Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza”. Lo diceva quindici anni fa, quando il concetto era ancora terreno di pochi, e anche in questo non sbagliava.
Lo dimostra la regione austriaca della Carinzia, prima Slow Food Travel Destination al mondo, presente alla 40a edizione di Terra Madre Salone del Gusto di Torino per dimostrare come anche lo sviluppo turistico possa essere “buono, pulito e giusto”.
“Esattamente dieci anni fa siamo diventati Slow Food Travel Destination, i primi in assoluto”, spiega Elke Maidic, responsabile Marketing & Public Relations Kärnten Werbung, specificando che anche quella fu una felice intuizione di Petrini. “Aveva visitato i piccoli produttori delle valli di Gailtal, Lesachtal e Gitschtal nel 2014 restando favorevolmente impressionato dal loro lavoro e dalla qualità dei loro prodotti”. Calare quel patrimonio nella sua visione di viaggio fu semplice: secondo Petrini una travel destination sarebbe dovuta andare oltre la semplice degustazione dei prodotti tipici: avrebbe dovuto puntare sull’incontro diretto tra il visitatore e chi quei prodotti li fa nascere e crescere, trasformandoli in buon cibo.
Niente cementificazione aggiuntiva, niente sovraffollamenti da febbre social. Ai visitatori vengono offerte occasioni per entrare nelle aziende agricole, imparare antichi mestieri, conoscere le tecniche tradizionali di lavorazione, scoprendo il valore della stagionalità dei cicli. “Valori – sottolinea Maidic – che vengono insegnati ai nostri ragazzi sin dalla scuola, affinché non si perdano le conoscenze e il rispetto di tradizioni e materie che ancora oggi consentono la vita di una economia piccola ma di successo”.
La presenza della Carinzia a Terra Madre vuole insomma essere la testimonianza molto concreta di come i principi di Slow Food possano trasformarsi anche in un progetto di sviluppo territoriale articolato, e dunque solido, auspicabilmente capace di trattenere in loco i residenti in giovane età. A questo proposito, la Regione austriaca approfitta di Terra Madre per presentare anche un innovativo programma di viaggi studio dedicati alle organizzazioni internazionali interessate ad approfondire questo particolare modello di integrazione tra agricoltura e turismo. Un modello basato anzitutto sull’equilibrio e sull’equità degli spazi riservati a ciascuno dei settori.
Per uno sviluppo, appunto, “giusto, sano e pulito”: valori, puntualizza Maidic, “di cui l’intera Carinzia è ormai ammantata”.

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