Entro il 2030, a livello globale, le transazioni agentiche rappresenteranno il 20% di tutti i pagamenti, pari a circa 3-5 trilioni di dollari. Secondo quale modalità, per la piattaforma fin-tech Adyen, non è ancora chiaro, però. “Al momento coesistono tre differenti forme di agente e-commerce - spiega Gabriele Bellezze, country manager Adyen Italia - di cui quella privilegiata negli Usa non ha fatto breccia in Italia: là l’acquisto avviene all’interno del Large Language Model, ossia direttamente attraverso AI come ChatGPT o Gemini, lasciando convivere il rapporto decisionale dello shopper rispetto alla selezione della macchina. Il prossimo step, tuttavia, prevede che lo shopper deleghi completamente all’agentic AI l’acquisto: ciò che manca per renderlo effettivo è l’infrastruttura, in fase di costruzione”.
Occorre infatti dotarsi di un dynamic identificator che minimizzi gli errori di selezione, perché delegare l’acquisto di un volo per New York a non più di 500 euro, ad esempio, potrebbe oggi dar adito all’acquisto di un volo dal valore corrispondente, ma diretto a Tokyo, generando dunque problemi di attribuzione di responsabilità non facilmente risolvibili. “La tecnologia sta lavorando non solo per evitare allucinazioni - aggiunge Bellezze -, ma soprattutto per armonizzare i principi di efficienza. L’Agentic AI può trovare un volo superconveniente per New York; se l’acquisto automatico viene tuttavia finalizzato privilegiando collegamenti con scali per mezzo mondo, certamente non ottempera i nostri desideri. Solo una volta implementati gli use cases sarà possibile assistere al terzo step evolutivo, basato su forme d’acquisto machine-to-machine: agenti AI che acquisteranno da altri agenti AI proprio con l’obiettivo di soddisfare al meglio il desiderio dello shopper”. A rimetterci, però, potrebbero essere quelle stesse aziende che, per la propria vetrina, si affidano ad Agentic AI non competitivi rispetto all’imprevedibile velocità di trasformazione del mercato.