Crisi Thomas Cook: tutte le scadenze e cosa rischiano i clienti del gruppo

Sono giorni febbrili quelli che attendono Thomas Cook fino alla fine del mese. Una corsa contro il tempo per portare in cassa i finanziamenti necessari per la prosecuzione delle operazioni, avere l’approvazione del Tribunale competente e ottenere il rinnovo della licenza Atol senza la quale il tour operator non può vendere pacchetti. Tutto nel giro di pochissimi giorni.

Le tappe
Ma andiamo con ordine: la prima tappa cruciale sarà quella del 27 settembre, quando gli azionisti si riuniranno per dare il proprio voto a ‘rescue deal’ del gruppo. Le richieste dei vertici per questo accordo di salvataggio però non sono più quelle definite in partenza, vale a dire 900 milioni di sterline divise equamente tra Fosun (che rileverebbe così il 75 per cento del tour operator e il 25 per cento della compagnia aerea) e gli altri azionisti. All’azienda servono infatti almeno altri cento milioni o forse anche il doppio per garantire l’operatività invernale. E questa somma sembra che al momento non ci sia.

Questione licenza
Lo step successivo sarebbe quello del 30 settembre, quando appunto toccherà al foro competente esprimersi sullo stesso ‘rescue deal’ mentre il giorno successivo ci sarà la scadenza della licenza Atol, che non potrà essere rinnovata fino a che non saranno definiti (positivamente) i passaggi precedenti, ma è possibile che possa essere concessa una breve proroga per coprire i tempi tecnici necessari per il rinnovo.

L'operatività
In tutto questo, si sta alzando comprensibilmente il livello di preoccupazione dei clienti, ai quali Thomas Cook, tuttavia, continua a mandare messaggi di rassicurazione e di invito a continuare a prenotare le vacanze. Rassicurazioni che non significano certezze per il futuro, a derivano dal sistema britannico che prevede, con il sistema Atol, il pieno rimborso per i viaggiatori in caso di fallimento e la garanzia di potere completare il viaggio se questo succede a vacanza in corso. La stessa cosa non vale però per chi compra il solo volo e in questo caso i rischi sono molto più alti.

Resta comunque il fatto che uno stop di un colosso come TC significherebbe dovere mettere in moto una macchina impressionante per il rimpatrio di decine di migliaia di turisti. E non è un caso che l’aviazione civile del Paese abbia già attivato le misure di emergenza preventive.

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