Thomas Cook, i sindacati accusano il Governo britannico

Il Governo britannico sapeva che Thomas Cook era sull’orlo del baratro, ma se ne è “lavato le mani”. Questa l’accusa che i sindacati muovono all’esecutivo responsabile, secondo loro, di aver bloccato sul nascere ogni forma di contatto tra i dirigenti dell’operatore e i ministri, impedendo di fatto l’iniezione di quei 200 milioni di sterline che avrebbe consentito a Thomas Cook di continuare a operare anche nell’inverno del 2021.

Secondo indiscrezioni trapelate oggi il Segretario ai trasporti Grant Shapps avrebbe impedito ai direttori di Thomas Cook di sedersi a un tavolo con i responsabili dei dicasteri per trovare una soluzione alla crisi dell’operatore.

Negoziati con tutti, ma non in Gran Bretagna
Unite, il sindacato che rappresenta i lavoratori delle compagnie aeree, ha riferito come il management del t.o. avesse intrattenuto negoziati con i ministri dei governi di Germania, Spagna, Turchia, Grecia e Bulgaria, preoccupati per l’impatto che un possibile collasso di Thomas Cook avrebbe avuto sulla loro industria del turismo.

Cosa che non è avvenuta con l'Esecutivo britannico: “Il modo in cui se ne è lavato le mani è scioccante - spiega a travelmole.com Oliver Richardson, national officer for civil aviation del sindacato Unite -. Grant Shapps ha molte domande cui rispondere sul suo ruolo nel crollo di Thomas Cook. Mentre altri Governi in tutta Europa erano pronti a sostenere il business dell’operatore e cercare di alleviare i danni, il nostro Governo ha innalzato barriere per impedire incontri diretti”.

Licenziati 3mila lavoratori
Intanto 3mila membri di Unite sono stati licenziati senza preavviso e senza senza retribuzione. “Stiamo cercando di sostenere i piloti nella ricerca di nuovi lavori - spiega il segretario generale di Balpa Brian Strutton -, ma le cicatrici di questo collasso resteranno indelebili per molti anni a venire”.

Ti è piaciuta questa notizia?

Condividi questo articolo

Iscriviti a TTG Report, la nostra Newsletter quotidiana