“Per il momento non vedo inflazione sul turismo, anche se ora bisognerà vedere quali saranno gli effetti della fiammata di petrolio e gas”. Il presidente di Alpitour World, Gabriele Burgio, sembra temere con moderazione la possibilità di spinte inflattive dovute al conflitto nei Paesi del Golfo.
In un’intervista pubblicata oggi su Corriere Economia, il manager si mostra cauto nel valutare gli effetti della crisi in corso sul settore del turismo organizzato. Tuttavia, non nasconde che l’incertezza rischia di avere un impatto sulle previsioni, che “fino a prima della guerra erano rosee: il venerdì prima dell’attacco all’Iran abbiamo registrato il record di prenotazioni in una giornata e, in generale, eravamo ampiamente sopra le attese per l’anno”.
L’emergenza nell’aerea del Medio Oriente e del Golfo rischia di rallentare un trend positivo. L’esercizio 2025 ha visto i ricavi raggiungere quasi 2,3 miliardi di euro (+9,8% sul 2024), il margine operativo 162 milioni e l’utile 75,4 milioni euro, in crescita rispettivamente del 17.4 e 41%. “Sulla scorta di questi numeri - rivela Burgio - il debito è sceso da 212 a 115 milioni, riducendo sensibilmente gli oneri finanziari”.
Sul fronte operativo, l’operatore ha riportato a casa tutti i suoi clienti, gestendo l’emergenza con un’operazione che il manager definisce “militare”. “Il sabato dell’attacco - riferisce - abbiamo organizzato in fretta e furia più autobus per portare 128 persone da Dubai all’Oman. Hanno attraversato la frontiera a piedi e poi hanno trovato ad attenderli a Muscat un aereo che li ha riportati in Italia”.
Guardando avanti il manager sembra non temere particolarmente gli effetti delle tensioni geopolitiche sul piano della programmazione. “I conflitti generano paura e, quindi, spingono a rinviare le prenotazioni delle vacanze”, ma rimarca “abbiamo tantissime destinazioni diverse, 27 hotel e una nostra compagnia aerea di proprietà. In due giorni possiamo quindi spostare i flussi turistici e questo ci rende molto meno esposti agli choc”.