Incentivi fiscali o semplificazione fiscale?

19/04/2017
11:17
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Di quale  aiuto hanno bisogno le agenzie viaggi per sopravvivere e (possibilmente) crescere sul mercato?

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Di recente ho avuto l’opportunità di intervenire come relatore ad un convegno sul tema “Agenzie Viaggi, start-up, innovazione tecnologica e opportunità fiscali” ed ho avuto la fortuna di condividere il microfono con Alessandro Petazzi, ceo di Musement, il quale con un intervento estremamente brillante ha lasciato alla platea tanti spunti di riflessione.

Primo fra tutti: le start-up italiane, anche e soprattutto nel turismo, non hanno bisogno (solo) di incentivi fiscali, bensì di una reale ed effettiva semplificazione burocratica ed amministrativa.
Niente di più vero: se accediamo alla pagina internet dell’Agenzia delle Entrate, dedicata alle scadenze fiscali troviamo, solo per il mese di Aprile, ben 73 scadenze tra versamenti, comunicazioni, dichiarazioni e adempimenti contabili!
E gli altri mesi non sono da meno.

La costituzione e l’avvio di una agenzia viaggi, inoltre, richiede istruzioni e modalità specifiche per ogni Comune italiano, e può differire profondamente se l’agenzia viene aperta a Milano (dove viene richiesta una SCIA cartacea con forme specifiche di assunzione del Direttore Tecnico) o solo a pochissimi chilometri di distanza come, ad esempio, a Lodi.

Qual è il costo reale di questo labirinto fiscale nel quale ogni imprenditore, con l’aiuto dei propri consulenti, deve districarsi?

Non parliamo solo del costo del commercialista, o degli amministrativi interni all’azienda, ma del reale costo-opportunità che l’azienda deve sostenere, sottraendo risorse ad altre funzioni, per stare al passo con le richieste del fisco (n.b.: per “costo-opportunità”, in gergo economico, si intende il sacrificio che un imprenditore deve compiere per effettuare una scelta economica).

Questo è l’altro spunto di riflessione severo: “il concorrente è a un click di distanza”.

Se la nostra agenzia viaggi deve “tediare” il cliente con lunghe procedure burocratiche di raccolta dati (pensiamo solo all’obbligatorietà di emissione delle fatture, anche quando non sono richieste dal cliente, in caso di vendita di pacchetti turistici in regime 74ter, con tutte le conseguenze in tema di raccolta dati obbligatori quali codici fiscali, indirizzi di residenza, ecc.) comprendiamo come un concorrente con sede in paesi meno esigenti dal punto di vista dei dati amministrativi da raccogliere, abbia sicuramente un appeal maggiore sul mercato.

Di fatto le esigenze informative del fisco si ribaltano sull’imprenditore e sul cliente finale, che devono destinare proprie risorse e proprio tempo alla raccolta di dati ed informazioni in modo da renderle disponibili all’Agenzia delle Entrate nelle forme e nei modi che ad essa risultano più agevoli per le sue elaborazioni.

In definitiva: vanno bene i tanti, e variegati, incentivi fiscali (dal super ed iper ammortamento, agli incentivi per le spese in ricerca e sviluppo, alle detrazioni per gli investimenti in start-up ai finanziamenti agevolati per l’auto-imprenditorialità), ma gli imprenditori oggi necessitano di vere semplificazioni fiscali che sgravino le imprese da incombenti eccessivamente dispendiosi e spesso ridondanti.

Giulio Benedetti – Studio Benedetti Dottori Commercialisti – www.studiobenedetti.eu

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