Web tax: l’Italia
cerca il modo
di far pagare le tasse
alle agenzie online

12/05/2017
08:01
 

Si chiama cooperative compliance e dovrebbe essere il modo di far pagare le tasse ai giganti del web che operano in Italia ma hanno sede all’estero, fra i quali le grandi Ota. Un provvedimento che, pur non essendo ancora la web tax, per la quale servono accordi internazionali, dovrebbe permettere da un lato al fisco di recuperare una parte di entrate e dall’altro liberare le multinazionali online dall’incubo di accertamenti fiscali pesanti e dolorosi.

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L’iniziativa arriva come un emendamento alla manovra correttiva firmato dal presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia, che, si legge sul Sole 24 Ore, la definisce una “norma di transizione”.  

L’idea di fondo è quella di introdurre un istituto ad hoc di cooperazione rafforzata per le imprese non residenti che appartengono a multinazionali con ricavi superiori a 50 miliardi di euro e che svolgono un’attività economica tale da configurare una organizzazione stabile in Italia. In sostanza, si tratterebbe di un’interlocuzione preventiva e volontaria da parte dei giganti del web: si fissa in anticipo la cornice per la tassazione nel nostro Paese evitando poi controlli e accertamenti e il rischio di procedimenti penali, se l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza venissero a scoprire che quell’azienda è effettivamente radicata in Italia.

“L’emendamento – dice Boccia - dà alle multinazionali del web la possibilità di scegliere: se fare come Google, collaborando e cooperando, dichiarando tra le altre cose la stabile organizzazione in Italia o continuare a fuggire dalle proprie responsabilità nascondendosi dietro principi superati che l’Europa fa fatica a cambiare. A quel punto, non potranno lamentarsi se saranno la procura della Repubblica e la Guardia di Finanza a procedere con accertamenti fiscali e conseguenti multe”.


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