Umbria oltre la crisi, 2018 anno del record turistico

04/01/2019
13:39
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Finalmente l’Umbria può dire di aver voltato pagina, dopo la crisi seguita al sisma del 2016. “Abbiamo vissuto un 2018 da record in termini di flussi turistici - sottolineano a umbriajournal.com la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini e il vicepresidente e assessore al Turismo, Fabio Paparelli - e il positivo andamento delle presenze dei turisti durante queste festività in Umbria conferma come la nostra regione sia tornata ad essere considerata e apprezzata come meta ideale”.

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Sono disponibili, per ora, solo dati parziali, “ma questi ci consentono già di prevedere pressoché ovunque un pieno recupero per il settore turistico con un ritorno, se non il superamento, agli eccellenti risultati dei flussi turistici pre-sisma. Quello che emerge, dagli operatori sia pubblici che privati, infatti, è che nelle festività in corso abbiamo superato i flussi del 2015, quando si parlò di boom in Umbria di presenza turistiche”.

L'impegno nella promozione
Un risultato, sottolineano, ottenuto anche grazie al costante lavoro sul fronte della promozione per la quale nel 2018 si sono investiti complessivamente 2 milioni e 400mila euro, “cui si aggiungono - spiegano - i 180mila euro destinati ai Comuni umbri per il rafforzamento dell’offerta turistica locale durante queste festività, che hanno arricchito la gamma degli eventi per i turisti”.

Oltre il turismo 'mordi e fuggi'
Il brand Umbria è apparso, ad esempio, in 13 grandi stazioni ferroviarie, negli spazi della metropolitana di Milano e Roma, ma anche nei programmi tv su reti nazionali e nella comunicazione web attraverso partnership con Google e Spotify.

“Il nostro obiettivo - annunciano Marini e Paparelli - resta quello di riprendere il boom interrotto il 24 agosto del 2016 e rilanciare il turismo, in particolare nell’area del cratere, che ha visto una riduzione consistente dei posti letto. Nel 2019, attraverso i fondi europei, abbiamo già previsto di potenziare l’offerta turistica di quei Comuni che vedono in parte ancora oggi un turismo ‘mordi e fuggi’”.

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