Viaggi più lunghie soggiorni cultura, ecco come cambiano cinesi e giapponesi

Dimentichiamoci i tour de force di turisti cinesi e giapponesi, i famigerati viaggi di gruppo 'mordi e fuggi' nel nostro Paese organizzati in modo da visitare in pochi giorni tutte le maggiori città d’arte italiane, al solo scopo di fare più fotografie possibile da portare ad amici e parenti una volta tornati in patria.

La nuova tendenza
I cinesi vogliono venire sempre di più nel nostro Paese, ma vogliono anche trattenersi il tempo necessario per cercare di cogliere qualche aspetto della nostra cultura artistica e delle eccellenze made in Italy. A testimoniarlo il sondaggio condotto dal quotidiano China Youth Daily, che indica come il 60,7% dei viaggiatori cinesi preferisca il soggiorno approfondito alla 'toccata e fuga'.

Una tendenza evidente soprattutto nella fascia dei Millennials, che osservano come i classici, brevissimi tour di gruppo abbiano l’unico obiettivo di attirare l’attenzione sui social e non quello di godersi l’esperienza del viaggio, che invece per loro dev’essere una sorta di caccia al tesoro alle testimonianze artistiche del Belpaese.

Arte e mare per i giapponesi
Ma a partire dalle città d’arte, che diventano però pretesto per visitare in seguito le località marittime, sono anche i giapponesi, il cui tempo di permanenza medio nel nostro Paese si sta allungando proprio per la tendenza ad abbinare alle grandi città anche mete di mare, prediligendo quelle campane di Capri e Amalfi.

"Le vendite della destinazione Italia hanno regalato risultati soddisfacenti già in estate - dichiara il direttore esecutivo Enit Giovanni Bastianelli -, con un aumento delle richieste dei pacchetti turistici, riscontrato dal 72% degli operatori giapponesi”. E il dato generale indica in oltre 4 milioni i giapponesi che scelgono il nostro Paese per le loro vacanze, portando nelle casse statali qualcosa come 949 milioni di euro.

Hotel o appartamento?
In una cosa, però, il mercato giapponese si differenzia dal cinese: il primo, infatti, sceglie per il 98,4% le strutture alberghiere, mentre invece i cinesi incominciano a scoprire anche forme di ricettività alternative, ideali se il soggiorno si prolunga in una sola destinazione. È quanto rileva, ad esempio, Italianway, startup specializzata nella gestione di case in affitto, che indica gli ospiti cinesi tra quelli a maggiore crescita, catalogandoli anche come big spender insieme ai cittadini del Kuwait, a quelli degli Emirati Arabi e agli indiani.

Il ruolo dello shopping
Un quadro in continua evoluzione, dunque, in cui però lo shopping rappresentava e rappresenta anche oggi un momento fondamentale dell’esperienza di viaggio nel nostro Paese. A parlare così è Sara Bernabè, general manager di Planet in Italia, che segnala come, da inizio anno, le vendite ai turisti dalla Cina siano aumentate del 6%, toccando la quota di mercato record del 34%. Si tratta di ben 23 punti percentuali in più della seconda nazionalità in classifica, gli statunitensi fermi ad un più modesto 11%. Numeri che la dicono lunga sulla crescente importanza che, per il turismo cinese, riveste il lusso Made in Italy.
Stefania Galvan

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