Cuba, la via è segnata

di Stefania Galvan
03/12/2015
13:08
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L’immagine della bandiera a stelle e strisce che, dopo 54 anni, è tornata a sventolare sul pennone davanti all’ambasciata americana a L’Avana ha avuto un innegabile effetto benefico sull’inbound internazionale nell’isola dei Castro.
In realtà, però, la rinascita turistica di Cuba è iniziata ben prima, se pensiamo che il Paese è già la seconda destinazione della regione caraibica, con oltre 3 milioni di visitatori ospitati nel 2014, superata solo dalla Repubblica Dominicana.
Una postazione destinata a rafforzarsi ulteriormente quest’anno, grazie al più 15,2 per cento del periodo gennaio-maggio e all’exploit di luglio.
Se, però, i visitatori provenienti dal Vecchio Continente hanno tracciato il solco, la via cubana è ancora impervia per i viaggiatori americani.
L’apertura di Obama, infatti, rende legali solo i viaggi a fini di ricerca professionale, o per partecipare a un evento sportivo, o ancora per esibirsi in un concerto, oppure prendere parte ad attività educative e a progetti umanitari. Ora, è vero, ci sono più voli giornalieri da Miami, New York, Orlando e Tampa effettuati da grandi vettori come JetBlue e American, ma l’isola dei Castro resta comunque off limits per i turisti statunitensi. A loro, infatti, resta vietato recarsi sull’isola per motivi leisure, così come è illegale fare qualunque tipo di operazioni bancarie in loco. Dal canto suo, Cuba non accetta carte di credito statunitensi.
Sono, poi, ancora gravi le carenze sul fronte infrastrutturale: non ci sono abbastanza alberghi, molti ristoranti sono di proprietà dello Stato e la connettività internet è un vero problema.
Anche per i potenziali investitori la procedura non è semplice, in quanto il governo impone alle aziende straniere di formare partnership con lo Stato e fare assunzioni tramite agenzie di collocamento pubbliche.
La barriera tra Washintgton e L’Avana, dunque, non è ancora stata del tutto abbattuta e, per quanto riguarda l’incoming americano, il cammino che Cuba dovrà compiere per diventare una destinazione turistica realmente competitiva rispetto, ad esempio, a Giamaica e Bahamas è ancora lungo e irto di ostacoli.

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