Rapporto Censis, tutti i numeri della rivoluzione digitale: ecco gli italiani connessi

09/10/2017
13:31
 

Il 75,2% degli italiani ha accesso a internet, il 69,6% possiede uno smartphone e il 56,2% usa Facebook. La rivoluzione digitale in Italia ha compiuto il suo corso e diffuso i nuovi modelli della comunicazione online anche nelle fasce adulte della popolazione, tanto che oggi internet è il luogo principale dove si forma – e che influenza – l’immaginario collettivo nazionale, inteso come quell’insieme di valori, simboli e miti che informano le aspettative, orientano le priorità e guidano le scelte delle persone.

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E gli elementi percepiti come più centrali nell’immaginario collettivo contemporaneo sono infatti un mix di valori vecchi e nuovi, dove domina ancora il “mito” del “posto fisso” (38,5% degli italiani), seguito però da quello dei social media (28%), che viene prima della casa di proprietà (26,2%), rienuta importante quasi quanto lo smartphone (25,7%).

È la fotografia che dell’Italia ha scattato il 14° Rapporto Censis sulla comunicazione, poderoso dossier che documenta l’evoluzione nella fruizione mediatica degli italiani e constata l’affermazione di un nuovo modello di comunicazione orizzontale, riportato su Event Report, dove chiunque abbia uno smartphone e una connessione a internet può produrre informazione, ridisegnando i riferimenti culturali collettivi e personalizzando l'uso dei mezzi di comunicazione. Ecco i dati principali.

Internet, gli smartphone e il traino verso i social
Il Rapporto indica che oggi ha accesso a internet il 75,2% degli italiani: il tasso di crescita degli utenti del web ha rallentato, con solo un 1,5% di incremento rispetto all’anno scorso, ma il divario fra giovani e adulti si è ridotto grazie anche alla capillare diffusione degli smartphone connessi, di cui fa uso il 69,6% della popolazione e che fanno da traino ai social network: gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa le due piattaforme più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Emerge Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza raggiungendo il 21% degli italiani, mentre Twitter rimane fermo nelle retrovie con il 13,6%.

La tv tradizionale ancora forte, crescono le piattaforme online
Nonostante l’ascesa dei canali social la tv tradizionale continua a essere il mezzo di comunicazione più seguito, con il 92,2% di utenza complessiva ma una flessione del 3,3% rispetto al 2016. Cresce la tv via internet, con web tv e smart tv che raggiungono il 26,8% dell’utenza e la mobile tv che ha raddoppiato in un anno gli utilizzatori, oggi il 22,1% degli italiani. Nell’ultimo anno si sono inoltre affermate le piattaforme online che diffondono servizi digitali video e audio, come Netflix o Spotify, che raggiungono circa il 10% della popolazione. La rete, dice il Censis, sta diventando veicolo di diffusione di contenuti che, pur viaggiando da un centro alla periferia, posso essere fruiti dagli utenti come e quando vogliono.

Le fonti di informazione degli italiani
I telegiornali sono la principale fonte di informazione per il 60,6% degli italiani, ma solo per il 54% dei giovani. Al secondo posto c’è Facebook, cui si affida il 35% dell’utenza media ma il 49% dei giovani, che usano molto anche Google (25,7%) e YouTube (20,7%). Le persone più istruite, diplomate o laureate, restano affezionate ai tg generalisti, ai giornali radio e alle tv all news, ma danno comunque molta importanza a Facebook (41,1%). I quotidiani vengono al sesto posto nella classifica generale: li usa regolarmente per informarsi il 14,2% della popolazione, il 15,1% delle persone più istruite, ma solo il 5,6% dei giovani.

La disintermediazione dei servizi
E nell’epoca della trasformazione digitale internet e le app stanno cambiando profondamente anche i comportamenti quotidiani: il 40% degli italiani connessi controlla il proprio conto corrente grazie all’home banking e il 38% fa shopping in rete, anche se i rapporti online con le pubbliche amministrazioni sono fermi al 14,9% dell’utenza. Relativamente modesto anche l’utilizzo dei servizi delle aziende del “capitalismo digitale” come Uber, Airbnb, Deliveroo o Foodora, cui nell’ultimo anno è ricorso in media solo il 7% degli italiani, che li usa perché ne riconosce il carattere innovativo e perché fanno risparmiare tempo e denaro, anche se poi il 45% pensa che non contribuiscano a creare nuova e vera occupazione.


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