Da 'Vivere' a 'Siddharta': i viaggi dello spirito di Edoardo Costa

di Claudia Cabrini
20/01/2017
08:30
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Inizia da giovanissimo con una carriera da modello e sfila per i marchi di moda più importanti del mondo. Poi arriva il cinema, prima in Italia e infine anche a Hollywood. Approda sul piccolo schermo con fiction e serie tv, e diventa protagonista di successo di 'Vivere'. Edoardo Costa, italianissimo di origine ma ormai americano d'adozione, abita a New York da anni, ma torna sempre volentieri in Italia, perché è proprio qui che ritrova sempre alcuni fra i suoi più cari affetti, oltre che la sua famiglia.

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Dal 2 al 5 febbraio tornerà a Milano con un nuovo musical, dal cast internazionale, 'Siddhartha', il primo interamente in italiano ad essere divulgato da Broadway. A TTG Italia racconta: "Il viaggio è sempre stata la mia vocazione più vera. In viaggio riscopro chi sono, e mi sento un cittadino del mondo".

Dopo un tour internazionale, torna in Italia con un musical. Ce ne parla un po'?
Siddhartha è uno spettacolo unico nel suo genere, e che soprattutto mi rispecchia. Racconta di un Principe indiano che in nome delle grandi domande che l'uomo si pone sulla vita, decide di abbandonare tutto e tutti e di rinunciare alla sua ricchezza, per partire per un viaggio alla riscoperta di sé. A me spetta la parte del Siddhartha anziano, anche voce narrante di tutta la storia, e ammetto che quando mi è stato chiesto di entrar da protagonista in questo progetto, ho pensato fosse un segno.

Che cosa intende?
Anche io ho sempre cercato di dare un senso alla mia vita, e anche io ho sempre viaggiato molto. Mi sono laureato in filosofia e anche per questo i miei sono stati sempre viaggi abbastanza aristotelici in giro per il mondo. Così come fa Siddhartha, che cerca se stesso nel mondo.

Che tipo di viaggiatore può definirsi, quindi? Sicuramente non il classico turista da relax sulla spiaggia...
Esattamente. Soprattutto agli inizi della mia carriera, facendo il modello, ho avuto la possibilità di viaggiare e di trasferirmi talvolta anche per mesi interi in città che fino a pochi giorni prima avevo soltanto potuto sognare. Forse anche per questo sono stato sempre abituato al viaggio inteso come "vita da local": mi piace scoprire usi e costumi del posto in cui mi trovo, incontrare la gente che lì ci ha abitato per una vita intera.

Qual è stato il viaggio più significativo che ha fatto?
Probabilmente quello in India, dove ho veramente capito l'uomo che avrei voluto essere nel mondo, e dove, soprattutto, mi sono convinto ancor di più che la mia pratica del buddhismo fosse un bene per me e per chi mi stava attorno. Più amore dai, più ne ricevi; questo è l'insegnamento più grande.

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