I viaggi di Ermal Meta, cittadino del mondo

di Claudia Cabrini
10/02/2017
08:30
 

Nasce in Albania 35 anni fa e a soltanto 5 anni inizia a suonare il pianoforte. Poi, racconta, gli hanno subito messo in mano una chitarra e così è nata la sua grande passione per la musica. "Ho abbandonato quasi subito gli studi musicali" racconta. "Non ho mai amato particolarmente il fatto di obbedire e anche per questo ho deciso di cantare e scrivere per me e di imparare da solo" spiega Ermal Meta, ormai naturalizzato italiano (per la precisione barese). Cantautore di successo, per anni ha 'soltanto' firmato testi messi in musica e trasformati in canzoni incredibili anche grazie a voci del calibro di Patty Pravo, Marco Mengoni, Annalisa, Chiara e tanti altri.

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Lo scorso anno partecipa al 66esimo Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte, e dopo un successo incredibile di vendita dischi ma anche di ascolti in radio, arriva stavolta a Sanremo nella sezione Big, in gara al Festival con il brano 'Vietato Morire'. E vince la serata delle cover con la sua versione di Amara Terra Mia di Domenico Modugno.

A TTG Italia ha raccontato del suo viaggio verso Sanremo, di quanto si senta cittadino del mondo e soprattutto di come, a suo dire, non dovrebbero esistere barriere nel mondo, ma soltanto confini.

"Nella mia valigia? C'ho messo tante cose, soprattutto cose che in valigia non ci sarebbero state, perché troppo grandi. Cose che però fanno tanto bene al cuore", ha detto.

Da quando hai saputo di esser stato ammesso al Festival, come hai vissuto il tuo viaggio verso Sanremo?
Con tanta adrenalina, nel corpo e nel cuore. Fino a pochi minuti prima che Carlo Conti mi chiamasse per dirmi che ero stato preso nei Big di Sanremo, mi trovavo in studio a scrivere una canzone abbastanza triste. Ma dopo averlo sentito al telefono, non sono più riuscito a scrivere nulla!

E nella tua valigia Sanremese cosa hai messo?
Un po' di tutto, ma devo ammettere che le cose più belle che ho portato nel bagaglio con me, sono quelle che fanno tanto bene al cuore, e che sono talmente immense da non starci affatto, in valigia, perché sono troppo grandi, non ci sarebbero mai entrate.

Nel tuo brano 'Vietato Morire' racconti molto di te...
Sì, esatto. Racconto di me ma soprattutto parlo della mia vita, di quel che è stata e che sarà. Dopotutto, non riuscirei mai a scrivere cose che non mi rispecchiano in pieno. Non si può vivere nella pelle di un altro ed io, essendo cantautore, non riuscirei a cantare cose che non ho scritto e che quindi non mi rispecchiano al 100 per cento. La musica è un viaggio incredibile, lo scrivere i testi è ciò che a mio dire lo completa.

E se la musica è un viaggio, tu che viaggiatore sei?
Mi piace la parola viaggiatore. Io mi sento un cittadino del mondo, anzi io lo sono. Sono nato in Albania, poi sono cresciuto in Italia e continuo a viaggiare moltissimo. Ad oggi esistono i confini e appena li superi diventi migrante, ma io credo sia totalmente sbagliato. Non dovremmo dirci migranti, ma semplicemente viandanti. Cittadini del mondo come me.


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