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Roberto Gentile, editore, blogger, consulente, head-hunter

Quelli che Valtur... come ha reagito il mercato all’operazione Nicolaus

05/02/2019
10:54
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Valtur è come Sanremo o la Juve: non se ne può non parlare, bene o male non importa, perché il tema è comunque popolare. E divisivo. Perché Valtur (come Sanremo, come la Juve) o si ama o si odia.

Ne ho avuto ennesima conferma col mio post sui cinque pilastri: 134 like su questa testata, decine di commenti e citazioni sui social. Ho individuato quattro categorie tra coloro che hanno espresso un’opinione, eccole qui:

Quelli che... la Valtur di Fiorello era un’altra cosa: è la categoria più numerosa, sono i nostalgici e i romantici. “Valtur era Animazione. Sport. Capi villaggio. Era una filosofia. Era un’appartenenza. Era una Tribù”: cito testualmente, maiuscole comprese. Bello, ma va interpretato su un duplice piano di lettura: 'Quella Valtur era bella e non tornerà più' e 'Quella Valtur era bella perché io ero giovane e ora non lo sono più'.

Il rimpianto dei tempi andati non è contestabile. Anche a me mancano i 33 giri, le cartoline illustrate e il Ciao, ma non c’è nulla da fare: sono preistoria. La Valtur dei Pagliara ha messo da parte nostalgia e rimpianto, non è con questi che si riempiono le camere dei sette villaggi estate 2019.

Quelli che... Valtur faceva 246 milioni di euro come tour operator: la nostra memoria è selettiva, quindi è normale che restino impressi certi dati e se ne dimentichino altri. Quelli che citano le centinaia di milioni e le decine di villaggi fanno riferimento a una fase storica di Valtur molto lontana nel tempo, perché basta ricordare che sono passati 20 anni (!) da quando Carmelo e la figlia Maria Concetta Patti si insediarono in Valtur.

Il declino è cominciato da lì, visto che i Patti non solo non ci hanno mai messo una lira, ma hanno anche indebitato la società e venduto l’argenteria di casa (le mura dei villaggi). A loro è seguito il primo commissariamento (2011-2013), la parabola di Franjio Ljuljdjuraj (2013-2016) e la cometa Investindustrial di Andrea Bonomi (2016-2018).

È quindi corretto affermare che Valtur è messa male da almeno 10 anni. L’Età dell’Oro Valtur, se mai c’è stata, risale a un sacco di tempo fa. A quell’epoca Giuseppe Pagliara si occupava di politica a Ostuni e il fratello Roberto lavorava per Eurotravel: difficile che - per mettere in piedi la nuova Valtur - abbiano voglia di farsi raccontare come andavano le cose allora.

Quelli che... ci hanno provato anche altri, e hanno fallito: se c’è un paragone che non sta in piedi è quello con recenti tentativi di resurrezione. Ventaglio, tanto per citarne uno, nella abortita versione 2017 o nella misteriosa riedizione 2019 (“Lasciate in pace il Ventaglio” esorta il direttore di questa testata). Valtur non ha sospeso le vendite per anni, non è reduce da un fallimento, ha un marchio con 50 anni di storia. Paragonarla a una Utat o a una Columbus qualsiasi non è miope, è stupido.

Quelli che... i Pagliara speriamo che ce la facciano: anche questo sentimento, come quello nostalgico, è molto diffuso. Dai colleghi ho sentito soltanto: “Siamo concorrenti, ma io auguro ai Pagliara ogni successo, perché conoscono il mestiere e hanno investito un sacco di soldi”.

Quindi tutti (o quasi...) tifano Nicolaus, per due motivi: perché riconosciamo il valore di chi fa il nostro mestiere (Bonomi è un finanziere, Carmelo Patti era un terzista Fiat) e ci piace vederlo premiato. Perché se funziona Valtur il mercato è contento: fornitori, agenzie, clienti. E chi non auspica un po’ di fiducia per il nostro settore, di questi tempi?!

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