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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter

Fuga dei cervelli, anche nel turismo

17/09/2012
16:20

Cosa hanno in comune Renato Scaffidi e Leonardo Costanzo, Luca Rudelli e Daniel Ponzo? E cos’altro hanno in comune Stefano Bardile, Carlo Schiavon e Marco Ficarra? Semplice, tutti e sette sono manager che hanno recentemente abbandonato l’azienda che hanno guidato per anni (Kuoni per Ponzo, Bluvacanze per Ficarra) o addirittura fondato (Marevero per Scaffidi).

I primi quattro sono andati a lavorare all’estero: Scaffidi in Cile, Ponzo in Arabia Saudita, Rudelli in Gran Bretagna, Costanzo si appresta a un’avventura imprenditoriale in Brasile. Bardile e Schiavon, reduci da avventure eccellenti (rispettivamente Azemar e Valtur) troveranno probabilmente adeguata ricollocazione in Italia. Ficarra, manager di lungo corso con importanti trascorsi turistici (prima di Bluvacanze c’era stata Venere.com), ma con back-ground extra-settore, è attratto da altri comparti.

In pochi mesi, quindi, la tourism industry italiana ha perso (a breve o a lungo termine) alcune delle teste pensanti che ne hanno segnato il suo destino per svariati anni. Non è una bella notizia. Non lo è perché sono tutti manager ancora giovani (“giovane”, in Italia, lo si è anche a cinquant’anni), con almeno una decina d’anni di lavoro davanti e nel pieno del vigore fisico e intellettuale. Non lo è perché almeno due o tre di loro non hanno trovato un’offerta adeguata in Italia, e sono andati a cercarsela fuori. Non lo è perché, come ha dichiarato Scaffidi al direttore di questa testata, “Vedo tutti concentrati sulle stesse destinazioni e con prezzi stracciati. Il problema è il modello di business” in risposta alla domanda: “Il prodotto è ormai in declino?”.

In declino sono molte delle nostre aziende, se si lasciano sfuggire capitale umano di pregio. Ma prendiamola in senso positivo. La crisi ha colpito tutti e messo in discussione anche il modo di condurre un’azienda e gestire un business: può darsi che un manager over 40 non sia più l’ideale. Bene, spazio ai giovani, allora. Prendiamone solo una a esempio: Isabella Convertini, managing director Italy di Kayak. 31 anni. E donna.


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