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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter

Siamo tutti Alpitour: chi l’ha sempre venduta, ma anche no

04/12/2012
16:29

Il nuovo management di Alpitour, a partire dal presidente e a.d. Gabriele Burgio, si è appena presentato alle agenzie di viaggi in occasione della Convention Premium. Carlo Stradiotti, Bruna Gallo, Pier Ezhaya, Andrea Gilardi sono i top manager chiamati da Gabriele Burgio ad affiancarlo nell’impegnativa impresa di rilanciare il 'leader delle vacanze': nomi noti, in azienda da anni (o appena rientrati) garantiscono continuità e volti noti agli agenti di viaggi.

Volti altrettanto noti hanno invece abbandonato il t.o. torinese, a cominciare da Sergio Testi e Massimo Broccoli: segno di discontinuità col passato, ma anche perdita di memoria storica, visto che entrambi accumulavano decenni di militanza.

Invito i colleghi agenti di viaggi a tifare Alpitour, a prescindere dal fatto che abbiano sempre venduto i suoi prodotti, oppure se ne siano guardati bene. A prescindere dal fatto che altri t.o. vendano gli stessi pacchetti e le stesse destinazioni, spesso a qualche (decina di) euro in meno. A prescindere da quell’aria di superiorità con la quale - magari in tempi più felici di questi - i promotori Alpitour si presentavano in agenzia e facevano pesare al titolare il fatto di essere visitati dal "leader delle vacanze".

Siamo tutti Alpitour, perché dopo la sparizione di Ventaglio, Teorema o Eurotravel, di brand storici ne sono rimasti pochi, e quei pochi non è che brillino di salute. Siamo tutti Alpitour, perché - se il villaggio l’ha inventato Gerard Blitz del Club Mèditerranèe, oltre 50 anni fa - il pacchetto turistico all’italiana l’ha forgiato Lorenzo Isoardi, signore cuneese schivo e gran lavoratore, 40 anni fa.

Siamo tutti Alpitour, perché - nonostante se ne parli da anni - il canale preferenziale restano sempre le agenzie di viaggi, e speriamo vada avanti così ancora a lungo.

Siamo tutti Alpitour, infine, per spirito di solidarietà con tutti i colleghi che - sopravvissuti al trasferimento da Cuneo, al cambio di proprietà, alla crisi degli ultimi anni - son sempre lì a Torino, a timbrare il cartellino nella nebbia del mattino e a lavorare a testa bassa per mandare un po’ di italiani in vacanza, e a farlo insieme alle agenzie. Che ne han passate tante anche loro.


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