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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter

Odio Facebook e i selfie. E pure Twitter comincia a darmi fastidio...

21/07/2014
15:06

Vabbè, non ho l’età. Quando ho iniziato a lavorare c’erano ancora il telex e i telefoni a gettoni. Sono out, superato, old. Per questo non capisco i social e l’unico col quale ho un minimo di familiarità è LinkedIn. Allora provo a spiegare perché odio Facebook, i selfie e pure Twitter comincia a innervosirmi... Soprattutto perché - per vendere viaggi - non servono a nulla.

Facebook. La gente AMA raccontare i fatti propri: anche quelli più intimi, come l’amore del momento, un figlio appena nato, la guarigione da una brutta malattia. Quindi, quando apro il mio profilo su FB, scopro che Paolo è andato al lago con Paola (hanno mangiato il pesce persico, si vede dalla foto); Mario ha mollato Maria (lei l’ha presa male, a giudicare dal commento); Stefano ha fatto di corsa la 20km del vercellese (ha postato il cronometro, buon tempo).

Solo che Paolo è il dir. commerciale di una grande catena alberghiera, Mario il dir. generale di un network e Stefano un avvocato d’affari. Quando li vedrò, in occasione del prossimo meeting di lavoro, parleremo di business o di pesce persico o di fidanzate (meritevoli di essere) mollate?

I selfie. Siccome raccontare i fatti propri non bastava e poi l’immagine ha più potere evocativo della parola, ecco gli autoscatti. Hanno cominciato Shakira e Lady Gaga, presto imitate da Obama e Renzi, e perché noi no?! Così ecco profluvi di foto scattate male, con la luce sbagliata, con espressione regolarmente scema e ‘sto braccio che non è monco, ma regge lo smartphone che immortala per sempre soggetto + pesce persico, soggetto + fidanzata (finché c’è), soggetto + cronometro (sconvolto - il soggetto, non il cronometro - causa i 20 chilometri).

Peggio dei selfie ci sono solo i commenti su FB ai selfie stessi, l’apice della stupidità: "wow, proprio un bel pesce persico!" "ehi che bella coppia! come v’invidio..." "caspita, che tempone: avvocato, è proprio in forma, eh?!"

Twitter. All’inizio era una cosa seria. Seguivi chi volevi, eri bravo se ti facevi seguire, stava tutto nei 140 caratteri e buonanotte. Oggi coi retweet ti arriva di tutto, i 140 caratteri - grazie ai link - non contano più, ma soprattutto imperversano i produttori di tweet compulsivi. Non ne faccio il nome, perché è un amico, ma A - nelle ultime 18 ore - mi ha mandato 9 (!) tweet, passando dallo sbarco sulla Luna a un’iniziativa della regione Lazio, dal solito selfie (arghhhhhhh!!!!) all’invito alla pace nel mondo. Cestinati tutti senza leggerli.

Cito allora un guru della rete, Roberta Milano, che esattamente 20 ore fa twittava: "La quantità annacqua la qualità: se mi tagghi in continuazione non potrò leggere tutti i tuoi contenuti e magari perderò i migliori". Brava Roberta, siamo tutti con te.

Conclusione. La prossima volta che incontro un collega agente di viaggi barricato in agenzia (anziché fuori a cercarsi i clienti) che mi dice "eh, però, io presidio i social!" gli dò una sberla. Con un pesce persico congelato. Poi faccio un selfie, lo posto su FB e lo twitto pure.


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