• 16/04/2026 08:20

Cercare e non comprareL’IA non è un’agenzia

C’è un problema di fiducia con l’Intelligenza artificiale. E questo potrebbe frenare la sua avanzata nell’ecommerce turistico. Ad affermarlo è il nuovo studio condotto da Expedia, dall’eloquente titolo: “Il divario di fiducia nell’IA”, dal quale emergono cifre che lasciano poco spazio al dibattito: il 66% dei viaggiatori non si fida dell’intelligenza artificiale per le prenotazioni.

Ma attenzione: sarebbe sbrigativo arrivare alla conclusione che l’IA non ha alcun impatto sulle vendite. Il 53% degli intervistati (ovvero viaggiatori statunitensi, britannici e indiani) ha affermato di sentirsi a proprio agio nel lasciare che l’intelligenza artificiale suggerisca opzioni di viaggio; il 42% utilizzerebbe l’IA per monitorare i prezzi e determinare il momento migliore per prenotare; il 40% utilizzerebbe l’IA per creare itinerari.

La questione pagamenti

Ma arrivati al momento di tirare fuori la carta di credito, le cose cambiano e solo il 33% si fiderebbe di una chat IA per prenotare. Per quest’ultima operazione, i clienti hanno dimostrato di volersi fidare di realtà consolidate e marchi conosciuti.

E questo perché, si legge nella ricerca pubblicata da Expedia sul suo sito, “il settore dei viaggi è ad alto rischio, un singolo errore potrebbe costare migliaia di dollari o, peggio, rovinare una vacanza in famiglia a lungo attesa. Quando qualcosa va storto, i viaggiatori non recuperano l’esperienza, il tempo o il denaro spesi”. E questo spinge i viaggiatori a scegliere soggetti fidati per il momento del pagamento.

Tre sono le principali preoccupazioni indicate dai clienti a proposito dell’uso dell’IA per concludere le prenotazioni: la perdita di controllo (57%), la privacy dei dati (57%) e l’uso improprio dei dati personali (56%).

Se guardiamo invece ai tre principali canali web, per la pianificazione del viaggio al momento solo l’8% si affida a piattaforme IA, mentre il 59% preferisce i motori di ricerca e il 49% si affida a un’agenzia di viaggi online.

“Questo divario evidenzia un cambiamento importante - conclude lo studio -: l’IA sta diventando un potente strumento di ricerca, ma non ha sostituito la necessità di piattaforme di viaggio affidabili”.

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