- 20/03/2026 08:30
Allarme dei vettori europei:‘Verso aumento dei prezzi’
I giorni passano e la situazione nel Golfo non sembra prospettare una fine imminente delle ostilità. E le conseguenze per il settore sono sotto gli occhi di tutti. Compreso il trasporto aereo, costretto ad affrontare una doppia emergenza: da un lato gli spazi aerei chiusi che riducono in maniera sensibile le opzioni di viaggio e costringono a rotte più lunghe per le tratte sull’Asia. Dall’altra il prezzo del carburante in costante salita. Elementi che nel breve-medio periodo rischiano seriamente di provocare un rialzo nel prezzo dei biglietti. Rialzo, peraltro, che alcune realtà del trasporto aereo hanno deciso già di mettere in atto.
Costi da rivedere
Il comparto, nella maggior parte dei casi, si trova al momento al riparo dalla necessità di fare aumenti, almeno per quelle realtà che hanno continuato a mettere in atto la buona pratica del fuel hedging, l’acquisto anticipato di carburante a prezzo fisso con proiezioni anche a sei mesi. Ma il conflitto in atto al momento non sembra fare trasparire una conclusione imminente e, secondo quanto dichiarato dal ceo di Ryanair Michael O’Leary, dopo sei mesi di questa situazione l’impatto sarebbe importante sul costo dei biglietti aerei.
Del resto l’indicatore fornito dalla Iata sul prezzo del carburante per jet, secondo quanto riportato da The Guardian, viene indicato in crescita del 94% rispetto alla media annuale e in nuovo rialzo negli ultimi periodi. Nonostante ciò le major europee stanno cercando di rafforzare il proprio impegno aumentando l’offerta sulle rotte sull’Asia in primis per coprire il gap che si è formato con la mancanza di voli via Medio Oriente.
Le richieste ai Governi
Ma serve un impegno collettivo, hanno fatto sapere da Airlines 4 Europe, che in una nota congiunta hanno chiesto ai leader europei di fornire un supporto a tutta l’industria bloccando in primo luogo le ‘green tax’, accusate di essere una delle prime cause per la perdita di competitività rispetto alle compagnie aeree, destinazioni e hub non Ue che non devono affrontare obblighi normativi simili. “Non possiamo continuare a dare per scontati i progressi che abbiamo raggiunto collettivamente – sottolinea la nota di A4E -. Le compagnie aeree e i passeggeri dell'Ue non possono continuare ad assorbire oneri normativi e di costi sempre crescenti. I viaggiatori europei pagano di più semplicemente per volare all'interno dell'Ue, mentre noi stiamo già perdendo terreno competitivo rispetto alle compagnie aeree, destinazioni e hub non Ue che non affrontano obblighi normativi simili”.
Come già successo nel recente lockdown causato dal Covid, che ha messo in seria difficoltà tutto il trasporto aereo, il settore e le compagnie europee in particolare si trovano a un punto di svolta epocale. E solo l’evolversi della crisi potrà fornire un quadro più chiaro di quanto potrà accadere e di come le istituzioni saranno in grado di sostenere ancora una volta l’aviazione civile.