“Poniamo che un’agenzia fatturi 300mila euro di viaggi: se deve pagare il 10% di ritenuta d’acconto, oltre all’anticipo delle tasse e a tutte le altre voci vengono tolti altri 30mila euro. Se togliamo stipendi, affitto, bollette e tutte le voci di spesa l’agenzia a fine anno dovrà pagare dai 3 ai 5mila euro di tasse. E quello che ha versato in più quando gli sarà restituito?”
Il ragionamento di Andrea Giannetti, delegato Aidit, lascia poco spazio all’immaginazione: con la nuova normativa sulla ritenuta d’acconto è “quasi sistematico” che un’agenzia di viaggi si troverà a versare in tasse più di ciò che effettivamente deve allo Stato. Il resto dovrà essere rimborsato, ma quando? “Per i rimborsi si parla di 12 o anche 20 mesi”, aggiunge Giannetti.
Una via d’uscita ci sarebbe? “L’unica soluzione sarebbe che nei decreti attuativi si prevedesse un sistema di rimborso rapido tipo l’F24, con il versamento degli importi da parte dello Stato in 30 giorni. Ma non credo ci sia l’intenzione di farlo...”
La riforma
“Insomma, non posso proprio dirmi soddisfatto della soluzione di esonerare dall’acconto solo la biglietteria”, aggiunge Giannetti. “Erano 50 anni che eravamo esonerati e c’era un motivo. Per lo Stato questa mossa vale 120 milioni, che per le agenzie di viaggi è una cifra in grado di causare problemi anche pesanti. Per questo quando nel 1973 scrissero la normativa capirono che non era il caso di applicarla alla nostra categoria. E in quella legge non c’era nessuna scadenza per l’esonero”.
A questo scenario si aggiunge il fatto che il turismo “ha enormi problemi con il canale creditizio. Gli istituti hanno politiche di estrema prudenza, se a un agente mancano 5mila euro non glieli dà nessuno. Magari li avanza dalla ritenuta d’acconto pagata nel corso dell’anno, ma non li ha a disposizione”.