Euphemia, tutto è cominciato andando controcorrente

Passato, presente e futuro di Euphemia nei ricordi e nei progetti di Ezio Barroero, Michele Zucchi e Lorenza Galli, prima agente di viaggio ad aver creduto nell’iniziativa

Ci sono imprese che nascono da un progetto già scritto e altre che prendono forma dall’incontro fra persone in grado di riconoscere il valore di un’intuizione, prima che sia il mercato a premiarla. La storia di Euphemia appartiene alla seconda categoria. Ezio Barroero, Michele Zucchi e Lorenza Galli ne hanno vissuto gli inizi da prospettive differenti, pur condividendo lo stesso obiettivo: mettere al centro l’agente di viaggio, liberarlo dalle incombenze che sottraggono tempo al suo mestiere e lasciargli l’autonomia necessaria per esprimere talento, creatività ed empatia.

Ezio, lei sostiene che alcuni incontri hanno cambiato la sua vita: quello con Michele Zucchi è stato uno di questi?

Ezio Barroero: La mia vita è stata segnata da incontri che spesso ne hanno cambiato la direzione. È successo anche sul piano personale: molti anni fa presiedevo un corso per giovani agenti e rappresentanti di commercio e lì conobbi una ragazza di ventidue anni. Mi avvicinai per parlarle e sarebbe diventata mia moglie. Siamo sposati da quarant’anni.

Con Michele accadde qualcosa di diverso, naturalmente, ma ritrovai quella stessa sensazione. Uscivo da una riunione in Emilia Romagna all’una e mezza quando mi chiamò e mi disse: “Venga a trovarmi, sono a trenta chilometri da lei”. Presi la macchina, faceva un caldo incredibile, e andai. Ascoltandolo mi accorsi che tutto quello che diceva era ciò che avrei voluto sentire. Da quell’incontro cominciai a guardare questo mestiere in modo diverso: molte delle scelte che vennero dopo si sono ispirate a quella nuova prospettiva.

Che cosa aveva di così diverso quell’idea?

Ezio Barroero: Michele aveva già molto chiaro il superamento del concetto tradizionale di agenzia. L’intuizione era semplice, ma allora tutt’altro che scontata: non dire ai consulenti di viaggio che cosa dovessero fare, bensì creare le condizioni perché potessero fare al meglio ciò che sapevano fare. Noi avremmo dovuto occuparci di amministrazione, contabilità, contratti, banche, assicurazioni; loro concentrarsi sul cliente e sulla vendita. Gli altri pensavano all’agenzia, noi stavamo già pensando all’agente, al consulente, alla persona.

Michele, poi arriva Lorenza Galli. Possiamo considerarla il “numero zero” di Euphemia?

Michele Zucchi: Lorenza è stata in assoluto la prima consulente di viaggio Euphemia, quando Euphemia era ancora soltanto abbozzata. Aveva quello spirito ribelle, anticonformista e controcorrente che ci consentì di intuire come si potesse costruire un’azienda intorno a professionisti simili a lei. Io conoscevo quel mondo e ne vedevo le potenzialità, ma l’incontro con Ezio e Lab Travel fu determinante: ci diedero fiducia quando i numeri dovevano ancora arrivare e costruirono intorno a noi una struttura capace di supportarci e tutelarci da tutte quelle complessità che nulla avevano a che fare con il nostro vero lavoro.

Lorenza, lei aveva già intuito qualcosa che il mercato avrebbe compreso molto più tardi. Perché lasciò un ruolo importante in agenzia?

Lorenza Galli: Ero responsabile di una delle realtà più importanti e trendy di Reggio Emilia, ma ero inquieta, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Più di venticinque anni fa arrivai alla conclusione che la dimensione dell’agenzia fosse già obsoleta. Forse correvo troppo avanti rispetto ai tempi, ma lasciai tutto e iniziai come libera professionista con pochi clienti particolarmente affezionati. Il passaparola fece crescere rapidamente il lavoro. Allora non esistevano gli strumenti di oggi: giravo con una chiavetta per collegarmi a internet, consapevole che lavorare senza un’agenzia fisica richiedeva una fiducia enorme da parte dei clienti. Era una sperimentazione totalmente artigianale.

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Quando quella sperimentazione cominciò a diventare un modello?

Lorenza Galli: Con Michele e successivamente con Ezio arrivò una struttura solida che però non ci tolse l’autonomia. Euphemia ha continuato a crescere perché sono entrati professionisti diversi, con clientele ed esigenze differenti. In sostanza, Euphemia non ha costretto le persone dentro un modello, ha fatto evolvere il modello insieme alle persone.

Una libertà che richiede molta responsabilità. Qual è, secondo lei, la qualità che fa davvero la differenza?

Lorenza Galli: La creatività. Naturalmente servono personalità, autonomia, intraprendenza e una conoscenza profonda della materia, ma il professionista vincente è quello capace di immaginare soluzioni che altri neppure prendono in considerazione. Abbiamo superato il meccanismo del cliente che entra, chiede una destinazione e riceve un’offerta da catalogo. Posso scegliere un tour operator oppure lavorare direttamente con un DMC e costruire un gruppo. In Euphemia, la libertà d’azione è enorme, ma bisogna essere all’altezza della situazione.

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Ezio, all’epoca non tutti credevano in questa impostazione. Avete mai pensato di essere sulla strada sbagliata?

Ezio Barroero: Certamente. Nel settore mi sentivo dire che bisognava aprire agenzie in tutta Italia e per un momento pensai persino di avere sbagliato tutto. Poi tornavo a ragionare con Michele: “Se a un bravo agente togli le incombenze che lo distolgono dal cliente e gli permetti di fare davvero il proprio mestiere, può esprimere un potenziale enorme”. L’agente di viaggio deve essere libero. È come un pittore davanti alla tela: non puoi dirgli in anticipo che cosa dovrà dipingere. La parte più difficile, alla fine, è conquistare e mantenere il cliente. Quando una persona pensa “devo fare un viaggio, vado da Lorenza”, hai costruito qualcosa che va ben oltre una vendita.

Michele, oggi nella storia di Euphemia si apre un capitolo nuovo: trasformare l’esperienza in un patrimonio per chi arriva dopo.

Michele Zucchi: È un tema a cui tengo molto. Lorenza è andata in pensione e sta progressivamente riducendo il lavoro, anche se continua a seguire una parte dei suoi clienti. Sarebbe un peccato che un patrimonio professionale costruito in tanti anni non possa essere trasferito a chi oggi vuole crescere. Mi piacerebbe che il nostro percorso insieme continuasse in una forma nuova.

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Lorenza, è pronta a passare il testimone?

Lorenza Galli: Abbiamo già sperimentato periodi di “Accademia” e credo che riprendere quel percorso potrebbe essere proficuo per tutti. Oggi ho più tempo e sono persino diventata più malleabile! L’esperienza può dare una grossa mano, soprattutto in un mercato del quale nessuno conosce fino in fondo l’evoluzione. Una cosa, però, non deve cambiare: non seguire la massa. Non l’abbiamo mai fatto. Abbiamo sempre costruito la strada sulle base delle nostre idee e delle nostre convinzioni. Ed è così che dobbiamo continuare.

Dopo più di vent’anni, che cosa resta oltre ai risultati professionali?

Lorenza Galli: L’aspetto umano. Se, pur essendo in pensione, sono ancora qui, è perché questa non è stata soltanto una relazione di business. È diventata collaborazione, rispetto, fiducia. E questo finisce per alzare anche il livello della professione. A chi pensa di intraprendere questa strada direi però una cosa molto chiara: non basta amare i viaggi. Fare il consulente non significa vendere qualche viaggio a parenti e amici perché piace viaggiare. Questa è una professione e deve essere scelta come tale. È da qui che comincia tutto.

https://funnel.euphemia.it/

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