Un giro d’affari di 836 milioni di euro. Questo l’impatto economico di Airbnb sull’Italia minore. Il dato emerge dal primo Osservatorio sul turismo diffuso in Italia, presentato oggi da Airbnb e Teha Group. Lo studio ha valutato come l’home-sharing stia contribuendo a supportare la crescita economica dei borghi e dei piccoli comuni della Penisola, che attualmente accolgono l’80% dei siti Unesco italiani e che mostrano ancora notevoli carenze sul fronte dell’offerta ricettiva classica.
Secondo il rapporto, nel solo 2025 Airbnb ha generato in questi territori circa 250.000 pernottamenti e oltre 60.000 arrivi, di cui 50.000 provenienti dall’estero.
“L’impatto economico di 836 milioni di euro non è solo un numero di titolo - precisa Emiliano Briante, partner di Teha Group (Ambrosetti) -: riflette un effetto moltiplicatore che raggiunge ristoranti, artigiani, trasporti locali e piccole imprese in migliaia di comuni”.
Gli ospiti Airbnb nei piccoli comuni hanno generato infatti 346 milioni di euro di spesa diretta nel 2025, di cui 143 milioni nel settore della ristorazione, 100 milioni nello shopping e 61 milioni nei trasporti. Attraverso gli effetti moltiplicatori, questa spesa diretta ha attivato un totale di 836 milioni di euro di produzione economica.
L’occupazione sostenuta dall’attività turistica ha raggiunto circa 4.600 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno ed emerge un effetto indiretto significativo: per ogni occupato direttamente sostenuto dall’attività, se ne attivano quasi altri 0,9 nell’indotto.
L’alternativa Airbnb
Per i viaggiatori, Airbnb non costituisce semplicemente un’alternativa all’hotel, secondo lo studio, ma rende accessibili territori che altrimenti resterebbero esclusi dall’esperienza di soggiorno. Il rapporto rileva che il 21% dei Borghi più belli d’Italia, il 20% dei comuni affiliati all’Unesco e il 19% delle comunità Bandiera Arancione sono raggiungibili per i pernottamenti esclusivamente tramite Airbnb. La quota di Airbnb nell’offerta ricettiva di queste località è circa 7,4 volte superiore a quella degli hotel, segnalando un ruolo complementare e non sostitutivo rispetto all’ospitalità tradizionale.
Gli ospiti internazionali rappresentano il 79% degli arrivi Airbnb nei piccoli comuni italiani, una quota superiore di circa 26 punti percentuali alla media nazionale. Ciò significa che la piattaforma è diventata uno dei principali canali di accesso all’Italia meno conosciuta, quella dei borghi, dei siti culturali diffusi e delle destinazioni al di fuori dei grandi circuiti urbani.
“L’Italia possiede il patrimonio culturale più ricco del mondo, e merita di essere vissuta appieno: non solo a Roma, Firenze o Venezia, ma nelle migliaia di comunità straordinarie che rendono questo Paese unico,“ dichiara Matteo Sarzana, country manager di Airbnb Italia. “Questo rapporto conferma ciò in cui abbiamo sempre creduto: che il turismo, se ben distribuito, è uno degli strumenti più potenti per lo sviluppo locale. Il nostro supporto pluriennale ad Anci è un passo concreto in questa direzione, e il nostro impegno è continuare a investire in un turismo sostenibile e diffuso, sostenendo gli host nelle piccole comunità e offrendo ai viaggiatori l’accesso all’Italia autentica.”
“La nostra analisi - aggiunge Briante - mostra che dove Airbnb cresce, lo spopolamento rallenta, i valori immobiliari si stabilizzano e i redditi locali aumentano. Questi sono effetti sistemici che la politica turistica tradizionale ha faticato a conseguire da sola.”