Il commento del direttore
Remo Vangelista
Integrano servizi alberghieri a unità residenziali, rispondendo alla crescente domanda di durate flessibili e qualità degli spazi. Sono i serviced apartment, un modello ibrido di ospitalità che sta ottenendo consensi crescenti da parte del mercato. Ad analizzarne i dati e lo sviluppo è Halldis by Vita, società storica di property management, tra i principali operatori nella gestione e valorizzazione di serviced apartment, acquisita da Castello Sgr nel 2024.
Dall’analisi risulta come il valore del comparto sia stimato in oltre 2 miliardi di euro e sia in forte crescita, con un CAGR (tasso annuo composto) superiore al 13% nei prossimi anni (elaborazioni Halldis by Vita su dati Grand View Research 2025), sostenuto dalla domanda corporate e dall’evoluzione delle modalità di soggiorno, tra short stay e medio periodo.
Per i clienti il modello ibrido supera la logica della camera d’hotel e si avvicina all’abitare temporaneo: con spazi più ampi e flessibili e servizi integrati, si adatta a durate differenziate. Dal punto di vista gestionale, inoltre, consente maggiore flessibilità operativa e minori costi fissi, con una più elevata attenzione all’ospite e una personalizzazione dei servizi.
Flessibilità già in fase progettuale
“Stiamo osservando - dichiara Michele Diamantini, ceo di Halldis by Vita - una crescente integrazione di questo modello già in fase progettuale: strutture pensate fin dall’origine per essere flessibili, ma soprattutto gestibili in modo più efficiente e adattabili a usi e durate diverse nel tempo. L’integrazione tra asset e gestione apre a logiche di valorizzazione più evolute, rendendo questi modelli particolarmente interessanti per investitori istituzionali e strategie di medio-lungo periodo”.
Sul fronte degli investimenti il modello rappresenta, dunque, una soluzione in crescita: nel primo semestre 2025 il comparto hospitality in Italia ha superato 1,2 miliardi di euro di investimenti, pari a circa il 24% del totale immobiliare, con prospettive fino al 25% entro il 2027 (fonte: Patrigest, 2025). In questa prospettiva, i modelli ibridi favoriscono flussi di cassa più stabili, maggiore redditività e flessibilità nelle strategie di uscita, oltre a consentire diverse modalità di valorizzazione, dal brand al franchising fino ai contratti di management.